ZiDima: storie estreme, liberatorie e coraggiose

“Del nostro abbraccio ostinato in questa crepa in fondo al mare” è il nuovo disco degli ZiDima ed è stato pubblicato il 10.10.2020 in vinile, cd e digitale grazie al supporto di Boned Factory, Brigante Records, Fresh Outbreak Records, Gasterecords, I Dischi del Minollo, In Circle Records, Nel Mio Nome Dischi, True bypass.

In questa intervista ci hanno raccontato la loro storia e come è nato questo nuovo disco che ci ha fatto esplodere il cuore.

Gli ZiDima nascono alla fine degli anni ’90. Come nasce il nome del progetto e come si è evoluto il gruppo e il suo suono in questi anni?
Il primo demo è del 1999 e di quella formazione originaria è rimasto Roberto, fondatore e chitarrista della band. Zi’Dima è il nome di un personaggio di una novella di Pirandello, “La Giara”. Erano gli anni della prima e già tragica ascesa della lega lombarda, e sin da subito volevamo prendere la più marcata e totale distanza da certe tematiche, scegliendo anche un po’ provocatoriamente un nome siciliano per una band milanese formata (all’epoca) da 4 milanesi.
La storia di quel personaggio è fatta di umanità, generosità e cocciutaggine, tutti valori che ci piaceva potessero venire identificati con la nostra musica. Negli anni la line-up ha affrontato diversi cambiamenti, ci sono stati momenti in cui avevamo due chitarristi e (agli esordi) una voce femminile. Abbiamo comunque sempre scritto e cantato in italiano. Per quanto riguarda il sound si è via via irrobustito e innervosito e incattivito, anche se le chitarre distorte e dissonanti, le voci parlate/urlate e i riferimenti al noise-rock sono presenti sin dall’ep “L’attesa” datato 2004. Dopo vari singoli e partecipazioni a diverse compilation, il nostro primo disco esce nel 2009: “Cobardes”, con l’arrivo di Cosimo al basso. Il secondo, “Buona sopravvivenza” del 2015, è nato con l’ingresso di Franq alla batteria. Manuel invece è nel gruppo dal 2002, quindi con questo nuovo album lui e Roby festeggiano ben 18 anni di “convivenza sonica”.

“Vale” è accompagnata da un video stupendo, girato al Foa Boccaccio di Monza, posto a cui siete molto legati. Negli anni gli spazi sociali stanno via via scomparendo (notizia recente è a rischio pure il Boccaccio) e di conseguenza il panorama musicale che gli gravita attorno è mutato. Come valutate la situazione oggi comparandola a quella che avete vissuto agli inizi?
Il Boccaccio però non sta scomparendo, sta resistendo e sta portando avanti la sua battaglia contro un’assurda minaccia di sgombero; invitiamo quindi tutti a seguire le iniziative che i ragazzi stanno portando avanti e che sono segnalate sul sito
boccaccio.noblogs.org.
Per quanta riguarda il video, suggella il legame che c’è tra noi come band e come persone e questo centro sociale che frequentiamo da quasi 10 anni. L’idea e la realizzazione sono state curate con grande passione e professionalità dai ragazzi del Boccaccio, e noi crediamo che il video di “Vale” rappresenti e celebri a dovere le anime che tengono vivi questi spazi. Il discorso sul panorama musicale che vi gravita attorno è più articolato. Vediamo band giovanissime con proposte musicali molto estreme (e anche molto coraggiose), che magari spaziano dal grindcore al powerviolence alla techno all’elettronica sperimentale. Sarà anche per via degli strumenti a disposizione: oggi rispetto a una chitarra e un basso, sono più accessibili un computer, una tastiera, un programma craccato. E forse sta venendo un pò meno anche tutto l’aspetto legato al Do It Yourself, alla contaminazione tra generi musicali, al suonare dal vivo in contesti diversi, magari in serate o festival con proposte anche piuttosto distanti tra loro, ma accomunate da una stessa attitudine. Oggi sembra invece che sia prioritario caricare un brano su youtube piuttosto che salire su un palco, e il disco inteso come supporto fisico e anche come concept album è un’idea romantica che fa fatica a resistere. Tutto ciò per dire che il nostro genere di riferimento, diciamo il “rock alternativo”, sta diventando ancora più di nicchia e ha come riferimento un pubblico più adulto.
Ma è un processo naturale, è il classico e doveroso cambio generazionale: sono diverse le influenze e gli stimoli, diversi gli strumenti e i mezzi a disposizione, diversi i fenomeni sociali e anche di moda (quando abbiamo iniziato tutti suonavano o ascoltavano il grunge, oggi fanno tutti rap o la trap).

I brani del disco ci raccontano delle storie. 7 personaggi (+1) in cui è facile immedesimarsi (ad eccezione del +1). Si narrano sconfitte personali il tutto in una tonalità grigia e cupa.
Permane comunque un senso di vittoria e rivalsa finale, un invito ad alzare la testa anche nei giorni più no. Come nascono o da dove arrivano queste storie?

Ci piace molto che venga sottolineato qui e nelle recensioni che stanno arrivando il senso di rivalsa di queste storie, non perchè amiamo il lieto fine scontato, ma perché era uno degli aspetti che ci avevano colpito e che volevamo fare emergere: sono storie reali di persone con cui siamo entrati in contatto, e con alcuni di loro ci sono anche forti legami affettivi. E sono sì storie che parlano di sconfitte personali e momenti di sconforto e di criticità anche pesanti, ma raccontano anche e soprattutto di scelte, forse estreme ma quasi sempre liberatorie e coraggiose. I 7 nomi dei personaggi sono quelli dei titoli delle canzoni, quindi “Vale”, “Chiara”, “Anna K.”, “Roby”, “Zita”, “Paolo e Rocco”. Poi c’è “Emme”, che è capitolo a parte: è più uno sfogo, un fiume di rabbia che poteva solo straripare. Manuel ha voluto mettere un punto bello chiaro per ricordare che i tanto derisi “buonisti”, in passato a certi sciacalli e disumani hanno riservato un trattamento emblematico: li hanno fatti sventolare, appesi a testa in giù.

Parlando invece dell’aspetto puramente esecutivo, come nasce una canzone degli ZiDima? Partite dalle parole o dai suoni?
Partiamo sempre da improvvisazioni strumentali, che poi si sviluppano e sulle quali solo più avanti si aggiunge un testo.
Abbiamo sempre avuto questo tipo di approccio: lasciarsi un pò andare fino a sfogarsi e a farsi trascinare dalla musica. Poi ovviamente ne curiamo le strutture, gli arrangiamenti. Ma la prima fase è di improvvisazione totale. Vero anche che suonando insieme da molti anni, sappiamo già in partenza a che tipo di brano e verso quale direzione stiamo andando in contro. Per le canzoni di questo album abbiamo infatti cercato di evitare di riproporre le stesse dinamiche in cui ci troviamo “naturalmente” a nostro agio, e abbiamo lavorato molto più che in passato su stacchi, passaggi armonici o disarmonici, ma anche sui suoni, le “melodie”, i cori. Poi qualcosa di pancia come “Emme” c’è sempre: il classico pezzo che così è nato, così è stato registrato.

Oltre la nostra etichetta, ci sono altre sette realtà che hanno collaborato all’uscita del disco, come vi siete conosciuti e quale significato ha per voi questo tipo di supporto?
Voi siete stati i primissimi a cui abbiamo mandato i brani mixati.
Ricordiamo bene che anni fa Fabio ci aveva intervistato per Radio Onda d’Urto e poi aveva organizzato un concerto nel bresciano.
Appena ha saputo che stavamo per entrare in studio, ci ha proposto la collaborazione con Gasterecords. Quindi ci ha proprio inseguito. E noi siamo strafelici che l’abbia fatto. Le altre etichette le abbiamo cercate in seguito: alcune si erano già occupate di “Buona Sopravvivenza”, con altre ci siamo incrociati per caso e avvicinati per affinità. Il supporto delle 8 label che sono dietro questo nuovo album è stato fondamentale: primo perché senza questo contributo non saremmo mai riusciti a stampare in vinile, e poi per tutto quel caloroso vortice di consigli e suggerimenti e contatti e stimoli che servono per far girare bene il disco e che spesso sfocia in nuove occasioni per conoscere anche altre realtà, altre band e dividere palchi.

Sappiamo che in questo periodo particolare non è per niente facile organizzare concerti e promozione del disco, ma quali saranno le vostre prossime tappe?
Per quanto riguarda i concerti, vista la situazione, è già tanto aver fatto la data di presentazione al Boccaccio, nel momento e nel posto in cui volevamo, davanti a chi ci ha sempre sostenuto.
Ovviamente con l’aggravarsi dell’emergenza Covid altre date che avevamo chiuso o che erano in prossimità di chiusura, sono saltate.
Ma non ci abbattiamo e contiamo di recuperarle appena sarà possibile. Certo arrivare a fare più di 40 concerti come per il disco precedente in questo momento sembra un’impresa, ma ci faremo trovare pronti per quando tutto tornerà alla normalità.
Intanto useremo questo periodo per spingere con la promozione dell’album e per cercare di fare circolare queste canzoni il più possibile. Anche con il vostro prezioso aiuto.

Ringraziamo gli ZiDima per la collaborazione!
https://www.zidima.it/

Gli ZiDima presentano il nuovo album “Del nostro abbraccio ostinato in questa crepa infondo al mare”

“Del nostro abbraccio ostinato in questa crepa in fondo al mare” è il nuovo disco degli
ZiDima e verrà pubblicato il 10.10.2020 in vinile, cd e digitale grazie al supporto di Boned Factory, Brigante Records, Fresh Outbreak Records, Gasterecords, I Dischi del Minollo, In Circle Records, Nel Mio Nome Dischi, True bypass.

Il disco è composto da sette canzoni, sette storie, sette personaggi (più uno).
Una sorta di piccolo specchio del mondo reale con cui abbiamo finalmente fatto i conti. Un titolo lungo e pretenzioso, che è anche un riferimento diretto al periodo e al modo in cui è nato questo disco. Le canzoni raccontano le inquietudini e le scelte, quasi sempre estreme e liberatorie, di persone con cui siamo entrati in contatto, e portano i loro nomi. Le chitarre in primo piano, le voci urlate e i colpi di basso e batteria diretti alla bocca dello stomaco, l’eco di un’immagine di ragazzi abbracciati sul tetto di un centro sociale, i combattenti di oggi e quelli di ieri, le invettive, le fughe e gli scenari apocalittici, le nostre cicatrici e una manciata di esplicite citazioni. “Del nostro abbraccio ostinato in questa crepa in fondo al mare” racchiude soprattutto questo ed è dedicato a chi continua a sentirsi vivo e pericoloso. Come una piccola e cocciuta minaccia, per quanto nascosta e distante possa sembrare oggi.

TRACKLIST:

  1. VALE
  2. CHIARA
  3. EMME
  4. ANNA K.*
  5. ROBY
  6. ZITA
  7. PAOLO E ROCCO

Il disco è disponibile in streaming e download sulle principali piattaforme digitali e su ZIDIMA.IT, in formato CD e vinile (rosso e nero), oltre alla nostra etichetta è supportato da diverse etichette e realtà presenti nel panorama indipendente e underground nazionale come:

  • BONED FACTORY [ bonedfactory.blogspot.com ]
  • BRIGANTE RECORDS [ briganterecords.altervista.org ]
  • FRESH OUTBREAK RECORDS [ freshoutbreak.bandcamp.com ]
  • GASTERECORDS [ gasterecords.wordpress.com ]
  • I DISCHI DEL MINOLLO [ minollorecords.com ]
  • IN CIRCLE RECORDS [ incirclerecords.com ]
  • NEL MIO NOME DISCHI [ musicanelmionome.bandcamp.com ]
  • TRUEBYPASS [ facebook.com/truebypass.tbp ]

Ecco il video ufficiale di “Vale”:

Logan Laugelli presenta “Non mi fido”

Abbiamo conosciuto Logan Laugelli tempo fa, quando andava di moda MySpace, e grazie a quel social abbiamo avuto i primi contatti per poter organizzare i concerti con la sua band, Le Madri degli Orfani.

Dopo anni di svariati incontri e bevute, inizia questo nuovo percorso di collaborazione ufficiale tra Gasterecords e il suo progetto solista. Logan Laugelli è un cantautore folk dall’anima punk, di quelli che piacciono a noi, che a distanza di tre anni dal precedente lavoro “La Noia del Sabato Sera”, torna con un nuovo singolo “Non Mi Fido” supportato dalla nostra etichetta.

Il brano è un ironico power-pop che prende in giro le contraddizioni dell’essere umano, il video ufficiale rispecchia in immagini il contrasto raccontato nel testo.

“Non Mi Fido”, anticipa l’album “Fregare Il Tempo” prevista per fine anno, è stato pubblicato Martedì 01 Settembre 2020 in collaborazione con Gasterecords ed è disponibile nei principali store digitali.

Logan Laugelli Facebook: https://www.facebook.com/loganlaugellimusic
Logan Laugelli Bandcamp: https://loganlaugelli.bandcamp.com/

Lacrime di cemento dei Crancy Crock

I nostri Crancy Crock presentano il nuovo singolo “Lacrime di cemento“.

La canzone è ispirata ai fatti del 14 agosto 2018, giorno del crollo del Ponte Morandi, tragedia in cui persero la vita quarantatre persone e altre centinaia si trovarono sfollate.
E’ un grido tutto d’un fiato, con il quale la band, seppur non coinvolta in prima persona, ha sentito l’esigenza di esprimere la propria rabbia riguardo a una tragedia annunciata che ancora una volta poteva essere evitata.

Il singolo, prodotto dai Crancy Crock, supportato dalla Gasterecords e Samoan Records, registrato al Crancy Studio da Dario Campana, mixato e masterizzato da Giovanni Bottoglia alla Indiebox Music Hall, è stato pubblicato il 03 agosto 2020 alle 18:30, orario in cui a Genova è stato inaugurato il Ponte San Giorgio, il “nuovo Ponte Morandi”.
Questa concomitanza per ribadire simbolicamente che non ci si può permettere di dimenticare quanto accaduto.

Link:
Sito web: www.crancycrock.it
Facebook: www.facebook.com/crancycrock
Instagram: www.instagram.com/crancycrock
YouTube: www.youtube.com/user/crancycrock

Inaugurato il nostro negozio on-line

Ringraziamo Doityourshop che ci ha concesso lo spazio e la possibilità di pubblicare il nostro negozio online.

https://www.doityourshop.com/-/gasterecords

Potete trovare le seguenti collaborazioni, alcune recenti ed altre più datate:

DISORDINE – Basta il pensiero (2013)
Crancy Crock – Moderno Medioevo (2014)
Crancy Crock – Nuovi eVenti (2017)
DISORDINE – Pianosequenza (2018)
Question Mark – Inner Call (2019)
Aymara – Aymara (2020)
This Fall – Not even time to die (2014)
Sanpietro – Sanpietro (2013)
La Folkeria – Per inciso (2010)

Restate connessi che lo shop sarà in continuo aggiornamento.

Le Virgolette presentano “Let it beef”

Dare spazio a gruppi locali con la voglia di suonare e affacciarsi alla “scena” è tra le cose che preferiamo fare, per questo la chiacchierata di oggi la facciamo con Le Virgolette, band nata oltre un decennio fa ma che solo recentemente ha deciso di intraprendere il percorso di una band emergente, scrivendo pezzi propri e provando ad allargare la loro attività live.
Questo cambio li ha portati ad auto prodursi due album di puro e classico rock’n’roll, l’ultimo dei quali è uscito poche settimane fa e che non vedono l’ora di farci ascoltare.
Buona lettura!

Ciao ragazzi e benvenuti. Presentatevi e parlateci un pò di voi, di come è nata la band e di cosa è cambiato dalla prima volta che avete suonato insieme.
Eccoci qua, allora questa è la nostra prima intervista ufficiale e siamo parecchio gasati. Vi ringraziamo di concederci spazio e presentarci a chi non ci conosce. Siamo un trio di amici di vecchia data (più che di musicisti) che nel lontano 2002 hanno deciso di comprare degli strumenti musicali senza esserne capaci di suonarli. (Lo si può dire tranquillamente anche di adesso ah ah ah). Ci dividiamo gli strumenti in questo modo: La chitarra ed il microfono toccano a Steven, l’altro microfono ed il basso sono presi in carico da Agi e la batteria è suonata da Marco alias Bargiulì.
La prima volta che affrontammo il pubblico ce la ricordiamo molto bene, era il 2003 ed aprivamo il concerto ad un’altra band, per la chiusura dell’anno scolastico in un palazzetto davanti a 100/150 studenti…non male eh come first time, no??Avevamo una scaletta davvero minimal, 3 brani! (2 cover punk e un 1 pezzo nostro, ovviamente punk, che abbiamo inciso molti anni dopo nel nostro primo Cd “Dirty Sound From The Rock)
Ora siamo un tantino cambiati, (siamo diventati decisamente più belli ed affascinati) e il punk dei primissimi tempi ha lasciato il posto ad un rock n roll , o meglio ad un “Dirty Rock” semplice, sporco, imperfetto ma diretto, senza tanti fronzoli o virtuosismi , e la scaletta è un tantino più corposa…eh!

Come avete scelto il vostro nome? E i titoli dei vostri album? Anche loro hanno una storia?
Questa domanda ci fa molto piacere, perché in un certo senso il nome è nato pensando alla richiesta pratica. La risposta è complessa ma cerchiamo di spiegarci al meglio.
Una sera dell’inverno del 2001, Io (Marco) e Steven (quando nessuno di noi possedeva uno strumento, ma avevamo in mente di formare un gruppo, una band o per dirla in stile vintage un “complesso”) eravamo seduti sul sagrato della chiesa a berci una birra, forse anche più di una, immaginando le locandine del nostro ipotetico futuro gruppo affisse sulle porte dei locali.
L’intenzione era di non dare il nome al gruppo, (volevamo essere alternativi no?!), per questo l’idea era di un nome in inglese, tipo “NO NAME” ma di fatto se avessimo deciso di chiamarci “NO NAME” era a tutti gli effetti un nome…
Allora abbiamo pensato: < Non chiamiamoci in nessun modo, sulle locandine dei concerti ci sarà scritto, questa sera si esibiscono: “spazio vuoto” >. Poi riflettendo al lato pratico della cosa, ossia quando ti chiedono il nome della band, non puoi non fiatare, non puoi dire che non c’è un nome, risulta complicato, quindi avendo ancora in mente quella benedetta locandina virtuale, ci siamo detti:<Ma se tra le “” lasciamo lo spazio vuoto, la gente vedrà solo questi due simboli “” …. allora perché non ci chiamiamo “Le Virgolette”?? Detto fatto !
Siamo riusciti a farci capire?? (è stato più facile inventare il nome che cercare di spiegarlo!!).
Sì, i titoli dei nostri Album hanno una storia.
Abbiamo deciso di intitolare il nostro primo lavoro “Dirty Sound From The Rock” perché per “suono sporco” intendiamo il nostro modo di suonare, a volte grezzo e senza ricamini, creato da una chitarra elettrica ruspante e dall’unita ritmica solida come il granito (Cit.) , ma anche per l’economia dell’attrezzatura con cui è stato registrato; mentre “dalla roccia” si riferisce alla location in cui l’abbiamo registrato e dove da anni facciamo le prove (il Baitello), una cascina, appunto, sulle rocce di Predore. Venendo all’ultimo lavoro “Let It Beef” la lettura è aperta, potete associare questo nome ad un “Let It Be” dei Beatles o un “let It Bleed” degli Stones (eh eh) oppure cambiare totalmente prospettiva e pensare ai grandi allevamenti intensivi di bovini che stanno distruggendo il pianeta, (dicono), a chi si ingozza di gusto di hamburger fino a scoppiare e chi invece mangia solo roba verde discriminando i “cannibali mangiatori di cadaveri” … (dicono) Insomma volevamo un nome poliedrico.
(nelle risposte successive scoprirete la vera storia di “Let It Beef”).

Quali sono i vostri ascolti, i vostri artisti di riferimento? Sono gli stessi di quando avete iniziato o sono variati negli anni?
All’inizio, ascoltavamo, come molti ragazzi della nostra età, musica punk rock.
Dagli italiani Punkreas, Pornoriviste, Derozer, a band internazionali dai Sex Pistols, Ramones, New York Dolls, ai Rancid, NOFX, Pennywise (giusto per citare i primi che ci vengono in mente, però dai, il genere l’avete capito).
Bellissimo il periodo in cui i Nirvana erano la colonna sonora dell’intera giornata.
Poi crescendo gli ascolti sono cambiati andando a ritroso nel tempo in una ricerca sonora dai classici artisti del Rock/Blues come Rolling stones, (che il nostro Batterista ha sempre ascoltato anche quando era un punkettone) Lou reed, Pink Floyd, Clapton ai vecchi bluesman neri Buddy Guy, Muddy Waters e Howlin Wolf ecc. ecc. ecc.
Diciamo che siamo diventati meno casinisti…
A 17 anni ci divertivamo suonando punk a tutte le ore, ora a 35 facciamo jam di blues al Baitello, ma una rispolverata ai vecchi pezzi punk rock dopo la quinta birretta non guasta mai!

Il genere che proponete, per quanto classico e conosciuto, sembra inusuale nel panorama attuale, per lo meno nella nostra zona. Conoscete altre band simili a voi per sonorità e riferimenti? Oltre a queste ce ne sono altre alle quali vi sentite in qualche modo legati o che vi sentite di consigliare?
Steven: Sì il nostro genere non ha molti esponenti in zona, la prima band nostrana che mi viene in mente e che apprezzo sono gli Scotch di Brescia un’altra sono i Thee Jones Bones. Fuori dall’orticello nostrano mi è “capitato” di sentire dal vivo un tizio esplosivo JD Simo, un tiro pazzesco, mi piace molto, buttate un orecchio se vi capita.
Bargiulì: Band simili a Noi per sonorità e riferimenti? Spero di no, (per loro intendo) No scherzi a parte, effettivamente, chi suona questo genere, specialmente in 3, è dotato di grande tecnica ed abilità. Noi con tutta onestà conosciamo i nostri limiti, per questo fin da subito abbiamo puntato tutto sul groove, sull’emozione e sul divertimento (il nostro in primis.). Se ci divertiamo noi, sono convinto che il pubblico lo nota ed automaticamente si diverte con noi.
Agi: Come diciamo noi è un “Virgolette Style” riadattiamo i pezzi per farli fruttare al meglio in 3, e penso che ci riesca bene. Ci sentiamo molto legati ai “Charlie & the Cats” (purtroppo non suonano più insieme) perché ci è sempre piaciuto il loro approccio nei live, abbinavano alla loro musica il divertimento, non si sono mai presi sul serio anche se tutti e 3 sono dei MUSICISTI di professionisti.

Parlateci dei due album che avete all’attivo. Come sono nati e di cosa parlano i pezzi che li compongono?
Quando ci siamo resi conto di avere un nostro sound lo abbiamo cristallizzato nel primo disco.
Dirty Sound From The Rock raggruppa molti pezzi vecchissimi che avevamo scritto agli albori, li abbiamo rispolverati, e li abbiamo schiaffati dentro.
Le canzoni raccontano vari spaccati di vita, dalle sfighe che perseguitano un ragazzo appassionato di Rock n Roll in “Sick Of Rock n Roll” agli amori lontani in “Faraway Baby”.
Anche nel nostro ultimo lavoro “Let It Beef” sono presenti alcune canzoni, abbozzate ed eseguite live nel periodo 2004/2005 ma poi lasciate decantare… (Straight to Heaven, Dirty Rock, Sento).
Il resto delle canzoni sono nate principalmente dai cazzeggi insala prove, sai, magari mentre il bassista accorda, il batterista parte con un “tum tum pa” la chitarra snocciola 4 accordi e ti sale subito il Rock n Roll nelle ossa, li capisci che sta nascendo un brano buono (almeno per noi).
I testi di “Let It Beef” ci hanno dato un po’ di filo da torcere, non siamo grandi parolieri, ed è anche per questo che ci concentriamo maggiormente sul groove. Sostanzialmente, per buona parte dei testi abbiamo usato la tecnica del “cut up” (conosciuta nel periodo in cui ascoltavano i Nirvana).
Curioso anche il testo di “Riff Master” dedicata al mito Keith Richards… però per sapere cosa dice vi invitiamo a comprare il CD ah ah . . .
Vedrete sarà una sorpresa!

“Dirty Sound From The Rock” lo avete registrato da soli in sala prove mentre le sessioni di “Let It Beef” sono state la vostra prima volta in uno studio di registrazione. Com’è stata questa nuova esperienza?
E’ stata dura! Abbiamo fatto delle sessioni notturne dopo la giornata lavorativa (si abbiamo dei lavori comuni non siamo ancora delle Rock Star), che sono state tostissime.
Poter usufruire di attrezzature ed ambienti professionali ci ha reso seri e determinati a fare un buon prodotto, certo le birrette e le risate non sono mancate, e poi abbiamo capito finalmente l’importanza di mixing e mastering che danno quella sfumatura in più al pezzo; quel calore che ti accarezza il timpano ma ti pettina le orecchie!
Dobbiamo ancora ringraziare il tecnico del Gotama Studio, Pierpaolo Alessi (amico di vecchissima data) per l’atmosfera genuina che si respirava in studio.

A parte le modalità di registrazione, quali sono differenze e quali le analogie tra il primo e il secondo album?
Tra i due dischi il filo conduttore è la semplicità di esecuzione dei brani. Forse, nel secondo, alcune tracce, sono un po’ più strutturate, ma comunque il nostro credo resta sempre “Less is more”. Il modo di registrare è stato lo stesso in entrambi gli album ossia, strumenti in presa diretta per avere quel sapore “live” e poche, pochissime sovra incisioni, con l’unica differenza che in studio gli strumenti erano in cuffia, mentre per Dirty Sound gli ampli erano a manetta nelle stessa stanza (un vero live insomma!)

Parliamo ora del lato grafico: cosa potete dirci dell’artwork di “Let It Beef”?
Notiamo una certa somiglianza con un disco dei nostri miti…. i Rolling Stones!!
In realtà, l’idea è del nostro storico “manager”(no non ci siamo montati la testa, tranquilli) Stefano Girelli, a cui gli saremo sempre riconoscenti in quanto dobbiamo proprio a lui il nostro primo debutto live vero e proprio, nel lontano 2003. Tornando alla copertina, era una sorta di prova, abbozzata per la stampa di un nostro singolo nel 2016, in tiratura limitata solo 4 copie !! (3 per noi e una per lui). Questo suo gentile omaggio ci è talmente piaciuto che appena ci è stato consegnato ci siamo detti :< è una figata pazzesca, appena ci tiriamo insieme e registriamo un altro album sarà la copertina!> così è stato!
Il nome è venuto in seguito, guardando l’hamburger della copertina. Avendo registrato il cd nel novembre 2019 esattamente 50 anni dopo Let It Bleed, con al suo interno una canzone dedicata al “Keef” ci sembrava il titolo più azzeccato, quasi profetico . . .

Progetti per il futuro?
Si, soprattutto live, ad esempio dobbiamo recuperare il “minitour” di promozione di “Let It beef” andato nel cesso dato il “Covid19 Lock Down”(bel titolo per un nuovo pezzo, no?). Siamo pronti a ripartire a tutto volume! Poi volendo essere lungimiranti avremmo in mente di festeggiare il nostro ventesimo anniversario (2022) con amici e gruppi che ci hanno accompagnato dall’inizio di questa avventura organizzando una festa nel prato del “Baitello” con la musica, ovviamente, come protagonista, (GASTE non prendete impegni eh) magari in quell’occasione presenteremo il terzo album?? . . .

Grazie per la chiacchierata ragazzi, ma prima di salutarvi vi lasciamo l’ultima parola, c’è qualcosa che vorreste dire?
Sì, supportate sempre la musica Rock emergente…
Date un occhio ai nostri social.
Andate a vedervi il video del nostro nuovo singolo “Rusty Trombone” eeee comprate il nostro cd….
infine …..
LAVATEVI SPESSO LE MANI !!

Ringraziamo Le Virgolette per questa bella chiacchierata e vi invitiamo a seguirli sulle loro pagine social:
https://www.facebook.com/LeVirgolette/
https://www.instagram.com/le_virgolette_dirty_rock/

HEAD HONCHO Appetite for distraction (2020)

Gli Head Honcho sono un band Hardcore Punk di Seattle, WA – USA attiva dal 2013.
alle spalle hanno due album – “On the wings of a brick” (2013) / “Come Hither” (2016) – e un’attività live che li ha portati a suonare con band come A Wilhelm Scream, La Armada, Ten Foot Pole, Get Dead e che include un tour Europeo che li ha visti su palchi come quello del KNRD Fest (DE) e del Mulino Music Festival (warm up) (IT).
Appetite for Distraction” è il loro nuovo album, uscito in digitale il primo Maggio 2020 e che sarà presto distribuito in vinile e CD da Gasterecords (IT/EU), Snatchee Records (USA) e Lockjaw Records (UK).
Sette pezzi di puro Punk Rock e HC melodico che si concedendo a qualche influenza Metal, dove velocità e volume si coniugano alla perfezione con tecnica e melodia.
Per fan di A Wilhelm Scream, Satanic Surfers, Lagwagon, Propaghandi.

Head Honcho are an Hardcore Punk band from Seattle, WA – USA active since 2013.
They released 2 album – “On the wings of a brick” (2013) / “Come Hither” (2016) – and toured a lot, playing with bands like A Wilhelm Scream, Ten Foot Pole, La Armada, Get Dead and hitting some stage in European Festivals like KNRD Fest (DE) and Mulino Music Festival (IT).
Appetite for distraction” is the their brand new album, out in digital version on May 1st 2020 and soon available on Vinyl and CD by Gasterecords (IT/EU), Snatchee Recdords (USA) and Lockjaw Records (UK).
Seven tracks of pure Punk Rock and Melodic Hardcore with some Metal influences, a perfect mix of speed, loudness, technique and melody.
For fans of: A Wilhelm Scream, Satanic Surfers, Lagwagon, Propaghandi.

Tracklist:
1) But, So It is
2) We Done Stuck Gold Pa!
3) Sweathogg
4) Throne of lies
5) Dudes Of Tunisia
6) Mantooth
7) We approached High

Link:
headhonchomusic.bandcamp.com
facebook.com/headhonchogeorgetown

BERGAMO UNDERGROUND, CONTRO LA PANDEMIA

Il 17 Aprile 2020 è stata pubblicata la compilation di Bergamo Underground “Contro la pandemia” il cui ricavato verrà devoluto a favore dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, colpito duramente dall’emergenza sanitaria di questo periodo.
Questo nuovo progetto è stato ideato da Logan Laugelli, già cantante e chitarrista de Le Madri Degli Orfani, vede coinvolti venticinque artisti, tra band e solisti, della scena
“underground”, appunto, delle province di Bergamo, Brescia, Lecco e Milano.
Abbiamo deciso di supportare questa importante iniziativa facendo cinque domande a Logan, amico e artista che ha partecipato a diversi eventi targati Gasterecords.

1. Bergamo Underground è un progetto nuovo che ha preso vita agli inizi di Aprile, raccontaci come è nata questa bella iniziativa.
E’ nato tutto un po’ per caso. Data l’emergenza sanitaria e gli ospedali al collasso ho pensato di fare del mio meglio per dare una mano. Ho partecipato volentieri alle dirette Facebook per raccolta fondi e ho messo in download gratuito tutto il mio catalogo chiedendo di fare un’offerta che poi avrei devoluto in beneficenza. La settimana scorsa ho pensato di coinvolgere anche qualche amico musicista a fare lo stesso ma sarebbe stato un po’ troppo dispersivo e forse poco ricettivo. Così è venuta l’idea della compilation, che inizialmente doveva includere una quindicina di artisti, poi sono diventati 25 e se non avessi messo un “fine” adesso sarebbero anche di più! Purtroppo ho dovuto fermarmi perché altrimenti non sarebbe mai uscita. Solo oggi, giorno della pubblicazione, mi sono arrivate altre due richieste di inclusione.

2. La compilation vede la partecipazione di 25 artisti sparsi tra Bergamo, Brescia e Milano, come è avvenuta la scelta e come è stata la risposta da parte degli artisti presenti nella track list?
Prima di tutto ho chiamato gli amici più stretti, ahimè ne ho dimenticato qualcuno col senno di poi, e a loro volta hanno coinvolto altri amici e così via! La risposta è stata molto positiva, praticamente tutti hanno accettato al volo, chi non l’ha fatto è solo perché aveva dei vincoli contrattuali che difficilmente sarebbe riuscito a evitare. Spero che se ci sarà una prossima volta sarò anch’io in grado di prevedere i tempi e coinvolgere anche quelle band che non sono presenti in questa compilation perché sono veramente dei bei progetti. undefined

3. Come vedi che si evolverà il rapporto tra pubblico e artista nel dopo lockdown? Ci sarà un ritorno positivo con grande partecipazione del pubblico o immagini uno scenario più negativo, dovuto all’assuefazione di fruire di concerti e contenuti dal divano?
Questa situazione ha messo nero su bianco le nostre similitudini, ci ha fatto capire che non importa se sei Brian May o Logan Laugelli, sempre su internet ti vai a rifugiare e ha reso tutti più umani e meno divi. Ovvio che non mi paragono al chitarrista dei Queen, ma in un certo senso siamo tutti ricorsi allo stesso riparo: la rete. Il pubblico ha risposto molto bene ma non so se quando diranno “adesso potete uscire” la gente rimarrà a casa a guardare le dirette. Sicuramente è stata una bella parte di umanità che avevamo perso per strada ma non credo che sopravviverà, almeno non così.

4. In questo particolare periodo la sinergia tra artisti e locali “virtuali” sta creando una rete solida, ritieni che un progetto come Bergamo Underground possa generare nuove collaborazioni tra band e locali?
Mi piacerebbe moltissimo che i locali si accorgano dell’importanza della musica dal vivo e spero di poter portare Bergamo Underground anche in questi luoghi, magari con una serie di serate o un festival estivo, consapevole che non sarà facile mettere 25 artisti sullo stesso palco. D’altro canto anche il pubblico deve fare la sua parte, partecipando attivamente alle serate e invitando gli amici. Purtroppo quello che ho capito in tutti questi anni di concerti è che non è tanto la band ma il locale a farti uscire di casa.

5. La compilation è stata pubblicata pochi giorni fa, quali sono i prossimi passi di questo progetto?
Mi piacerebbe organizzare una serie di dirette dalla pagina di Bergamo Underground dove ogni artista presenti il brano che ha scelto per la compilation e ne spieghi il motivo. Spero di ricevere la stessa partecipazione anche in questo caso. Ovviamente la speranza maggiore è quella di raccogliere una cifra ragionevole da poter donare all’ospedale e poi magari farne un “volume due” con altre 25 realtà musicali, sempre con lo stesso fine.

Ringraziamo Logan per la collaborazione e vi ricordiamo che la compilation è disponibile ad offerta libera a partire dal 17 Aprile 2020 sulla pagina Bandcamp di Bergamo Underground, senza un minimo richiesto, confidando nella generosità che già contraddistingue questa iniziativa.

Ecco l’elenco dei partecipanti alla compilation “BERGAMO UNDERGROUND CONTRO LA PANDEMIA”:
Carlo Kamal Bonomelli – Cato – Geep Coltrain – Combo Grizzly – Crancy Crock – The Dopplers – Diego Drama – Fran & The Groovies – Holy Swing – Veronica Howle – Logan Laugelli – Le Madri Degli Orfani – MiReLa – Moostroo – Mike Orange – il peso del corpo – Piccoli Bigfoot – PierP – Carlo Pinchetti – Il Re Tarantola – Sakee Sed – Francesca Soliveri – Superinvaders – Sweet N’Divine – Ultramerda

Link:
Facebook: https://www.facebook.com/BergamoUnderground
Bandcamp: https://bergamounderground.bandcamp.com/

Fate come noi e supportate BERGAMO UNDERGROUND!

AYMARA – Aymara (2020)

Aymara è un progetto sonoro di rock alternativo con sfumature grunge e molteplici contaminazioni che portano la musica degli anni settanta nei suoni degli anni novanta.
Il disco d’esordio “Aymara”, composto da dieci tracce caratterizzate da voce e suoni accattivanti e testi introspettivi, è stato registrato e masterizzato da Giovanni Bottoglia presso l’ IndieBox Music Hall di Brescia ed è disponibile in formato fisico e digitale dall’8 Febbraio.
“Il demonio è arrivato primo”, il singolo che anticipa l’uscita del disco, è stato pubblicato il 30 Dicembre 2019 con la produzione di Stefano Alghisi e la regia di Andrea Bignami.

Track list
01. L’alfiere
02. Strappa le nuvole
03. Bianco sporco
04. Fuoco all’improvviso
05. Il demonio è arrivato primo
06. Mezz’ombra
07. Plastica
08. Schiaffi in faccia
09. Porgi l’altra guancia
10. Apnea

Durata: 36′ 38”
Descrizione: CD
Produttore esecutivo: Stefano Alghisi
Management: Lara Aversano
Distribuzione: Aymara , Gasterecords
Data di pubblicazione : 08 febbraio 2020

CONTATTI:
Facebook: Aymara Official
Mail: aymara.management@gmail.com

Diego “Deadman” Potron: dischi, aneddoti e consigli per l’ascolto

A quanto pare rinviare il nostro evento con Diego “Deadman” Potron una volta per il momento non è bastato, ma sia noi che i ragazzi della Torbeeria non siamo facilmente inclini alla resa, appena questa piaga sarà passata recupereremo immediatamente.
Nel frattempo abbiamo deciso di farci una bella chiacchierata con Diego per ingannare l’attesa.

Iniziamo dall’attualita: come stai vivendo questi giorni? Come passi queste giornate particolari? Stai sfornando nuovi pezzi? Nuove idee?
Ciao ragazzi, dunque, in realtà mi sto sforzando di riempirmi le giornate il più possibile, un po’ per non lasciare troppo spazio ai pensieri, e un po’ per impiegare le settimane di quarantena in maniera il più possibile produttiva. Quindi grandi lavori tra casa e giardino, ho risistemato in maniera più definitiva il mio piccolo home studio, e si, sebbene abba appena terminato di registrare il mio disco nuovo sto comunque lavorando a roba nuova.

Prima di questo stop forzato di concerti, da qualche mese stavi portando sui palchi il tuo ultimo album, “Winter Session”. Come sono nate e di cosa parlano le canzoni che lo compongono? C’è qualcosa di particolare che vorresti dirci su questa tua opera?
Dunque, a parte un paio di canzoni che erano li abbozzate da un po’, tutti i brani di Winter Session sono stati buttati giù in un paio di settimane, e come quasi tutto quello che scrivo, prendono spunto da persone, luoghi, suggestioni o piccole storie reali, che fanno effettivamente parte della mia vita. Penso per esempio a ”Song For Willy Bangler”, nata chiacchierando con un amico che mi raccontava di aver combinato un po’ di casini di donne, e dava appunto la colpa di tutto al suo ”pisello pasticcione” (Willy Bangler appunto), a Blind Sisters’ Home, che racconta di un posto qua dietro casa mia, che da ragazzini chiamavamo ”la casa delle suore cieche” o CarnHate, che appunto si autodefinisce.

Sappiamo che hai già un nuovo disco in uscita, presto potremo avere nei nostri stereo “Ready To go”, titolo che ci auguriamo sia profetico. Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo album? Ci saranno radicali cambiamenti o diversi approcci rispetto al precedente?
No, Ready To Go è sempre sulla strada tracciata da Winter Session, americana e folk dai toni mediamente dark.
Rispetto al precedente è più ”lineare”, con pochi interventi di elettrica molto mirati, percussioni ”voodoo” spalmate qua e la e toni forse più macabri.
Ringrazio moltissiomo Alessio Capatti che mi ha fatto delle bellissime parti di pianoforte e piano elettrico che hanno dato al tutto un tono più western apocalittico, e, a parte lui, come sempre io ho suonato tutto il resto.
I testi si rifanno sempre alle mie esperienze in linea di massima, a parte un paio di pezzi; Mooreland#1, che fa parte di un progetto più ampio sulla brughiera (concept, come si suol dire) e Mr Choppy che è una canzone per bambini (ovviamente horror) Saranno nove brani miei più una cover a dir poco weird.

Il tuo curriculum vanta un attività live notevole, un sacco di date praticamente ovunque nel corso degli anni. Ti va di raccontarci qualche bizzarro aneddoto della tua vita on the road?
Mah, potrei raccontarti di un festival OneManBand in un ”noto” locale di Berlino quando il gestore si è letteralmente incazzato perchè nessuno di noi ha voluto andare a mignotte con lui dandoci dei maleducati (si, ha detto ”maleducati”…), o di quella volta che sono restato bloccato per giorni in una tormenta di neve a POTENZA (si, a Potenza…) o magari, sempre a tema neve, di quella volta che mi sono messo a montare le catene sul San Bernardino in infradito a LUGLIO (si, a luglio….) Diciamo che non ci si annoia in tour.

Parlaci della tua formazione musicale e del tuo percorso da musicista. Hai fatto parte di diversi progetti e anche la tua carriera solista la si può suddividere in periodi diversi tra loro. Riusciresti a dirci quali sono stati gli artisti e gli album più influenti nelle tue varie fasi?
Da ragazzino avevo ascolti molto strani (che poi a ripensarci nemmeno tanto, per come sono andato a finire), passavo da tutta la scena HxC (e in seguito ai derivati, Helmet, Deftones ecc) al country western alla weat coast ‘6o/’70, poi è arrivato lo stoner e tutto il revival psych e il doom, che non ho mai più abbandonato.
Unitamente, ho iniziato a suonare il contrabbasso con Mauiro Ferrarese che è una grandissimo musicista di blues delle origini, e li ho scoperto un meraviglioso mondo di disagio lontanissimo dal classico Chicago elettrico che mi annoia da morire.
Negli ultimi anni invece mi sono più appassinato al folk, tradizionale ma anche alternativo, all’americana e alla alt country. Quindi ti direi sicuramente la prima ondata stoner, con i Kyuss in testa, gli Sleep e i Weedeater e tutto il canile, tutto quello che è Down Home Blues, come la prima produzione di John Lee Hooker, R.L. Burnside, Mississippi Fred Mc. Dowell ecc e infine il nostro caro Willy Tea Taylor, King Dude, Possessed By Paul James e quell’adorabile sottone di Kurt Wile. Capitolo a parte per Brant Bjork, per il quale provo una sorta di idolatria pagana.

Curiosità: qual è l’origine del tuo nome d’arte, DeadMan? C’è una storia particolare o qualche riferimento specifico dietro?
Credo che proprio Mauro abbia cominciato a chiamarmi così per via del tattoo che ho sulle dita (”dead man” appunto) proveniente dal mio amore totale per il film omonimo di Jarmush.

Tornando a parlare del brutto momento che stiamo vivendo, quando tutto questo sarà finito come pensi ne risentirà l’underground e la scena musicale in generale?
Mhh, io comincio a pensare che (almeno per un lunghissimo periodo) sarà molto improbabile che si ritorni a vivere esattamente come prima. Con questo però non intendo che sarò peggio.
Io penso che la musica, specialmente negli ambienti in cui ci muoviamo noi, troverà sicuramente il modo di continuare a vivere, non ho nessun dubbio.

Consigli per i lettori: ci sono nomi della scena nazionale e non di cui consiglieresti l’ascolto dei brani per alleggerire questa quarantena?
Assolutamente si! Ti posso citare i primissimi che mi vengono in mente Phill Reynolds, Gipsy Rufina, Elli de Mon, Andrea Van Cleef e gli Umuus, Marcello Milanese e il suo progetto ”106”, Spookyman, The Blues Agains Youth, Angelo Leadbelly Rossi, Aronne Dell’Oro, Tia Airoldi e Mike Orange.

Ti ringraziamo molto per questa chiacchierata e non vediamo l’ora di poterti vedere presto al nostro evento e a molti altri. Aspettiamo inoltre con impazienza di poter ascoltare il tuo nuovo album. Ma, salutandoti e mandandoti un forte abbraccio, ti lasciamo l’ultima parola: a te la conclusione di questa intervista, hai carta bianca!
Mhhhh… ehhhhh…oooohhhhh… lavatevi sempre le mani?

Ringraziamo Diego “Deadman” per la collaborazione con la speranza di vederci presto, molto presto! 

AYMARA e il loro disco d’esordio

Gli Aymara sono una band rock alternativa di Brescia che presenterà a breve, per esattezza l’08 Febbraio, il disco d’esordio.
In questa intervista Eddy (voce e chitarra), Cresta (basso) e Ringhio (batteria) ci hanno raccontato come è nato il loro progetto e cosa raccontano attraverso le loro canzoni.

Buona lettura.

Aymara è qualcosa di nuovo, appena affacciatosi al panorama musicale italiano, raccontateci come è nato il progetto?
Eddy: “Ci conosciamo da tanto tempo e si è sempre pensato di poter fare qualcosa insieme.”
Cresta: “Un paio di anni fa c’è stata l’occasione di trovarsi e di fare una jam in saletta. Da lì in poi non ci siamo più mollati.”
Ringhio: “Anche perché già dalla prima sera si è creata la giusta alchimia.”

Cosa spinge tre musicisti della provincia bresciana a chiamarsi come un popolo andino? Qual è il nesso (se c’è)?
Eddy: “Il nesso è semplicemente il significato intrinseco della cultura aymara, la quale si dice abbia la matrice di ogni lingua e sia in grado di apprendere e capire facilmente gli altri idiomi. Questo accompagna anche il significato della nostra musica che ha l’intento di arrivare ed essere compresa da più coscienze possibili.”

Nel 2020 saturo di suoni sintetici uscite allo scoperto con un sound dai richiami anni ’90. Alla faccia del “Il rock è morto”, quali sono i vostri riferimenti? Oltre ai grossi nomi chi secondo voi merita attenzione oggi?
Eddy: “Quel che ci trasporta non è un singolo genere, ma una moltitudine di sonorità che ci hanno e ti hanno accompagnato da sempre, in questo grande mondo del rock che è certamente la musica più sincera, viene dal profondo. Per quel che riguarda l’attenzione, beh, sicuramente chi ancora non è uscito allo scoperto.”

La sonorità rock presenti nel vostro nuovo disco sono accompagnate da testi profondi e introspettivi, cosa raccontate nei testi e che messaggio vorreste fare arrivare agli ascoltatori?
Eddy: “I testi non sono altro che la prosa del pensiero che si ha verso il proprio mondo, il proprio posto, la propria casa, la propria vita… e con queste poesie si cerca di esorcizzare e descrivere un pensiero che altrimenti sembrerebbe più scontato.”

Il video de “Il demonio è arrivato primo”, il singolo che anticipa l’uscita del disco, sta ottenendo ottimi consensi già solo attraverso l’autopromozione. Come vedete questi risultati in rapporto all’attuale underground musicale?
Eddy: “Li vediamo come un buon auspicio per tutto il lavoro che abbiamo fatto e per tutto quello che ci aspetta nel prossimo futuro!”

Domanda di chiusura, quali saranno le tappe che seguiranno la pubblicazione del nuovo disco?
Eddy: “Saranno sicuramente tappe di crescita e scambio reciproco di energie. La prima sarà la presentazione del disco l’8 di febbraio al Barbagianni di Pontevico e poi seguiranno altre novità che resteranno sempre aggiornate e consultabili sui nostri canali.”
Cresta: “Se venite alla prima scoprirete quale sarà la seconda!”

In attesa della pubblicazione del disco ascoltate il singolo “Il demonio è arrivato primo“:

Seguiteli ai seguenti link:
Facebook: https://www.facebook.com/aymaraofficial
Instagram: https://www.instagram.com/aymara.management

Ringraziamo gli Aymara per la collaborazione.

MTBeer Unplugged, rassegna acustica indipendente

Gasterecords apre all’acustico e con l’amichevole collaborazione della Torbeeria è lieta di presentare MTBeer Unplugged, quattro appuntamenti che si trasformano in una sorta di rassegna musicale indipendente dall’anima coinvolgente e dalle sonorità acustiche accompagnate da birre artigianali strepitose.