Diego “Deadman” Potron: dischi, aneddoti e consigli per l’ascolto

A quanto pare rinviare il nostro evento con Diego “Deadman” Potron una volta per il momento non è bastato, ma sia noi che i ragazzi della Torbeeria non siamo facilmente inclini alla resa, appena questa piaga sarà passata recupereremo immediatamente.
Nel frattempo abbiamo deciso di farci una bella chiacchierata con Diego per ingannare l’attesa.

Iniziamo dall’attualita: come stai vivendo questi giorni? Come passi queste giornate particolari? Stai sfornando nuovi pezzi? Nuove idee?
Ciao ragazzi, dunque, in realtà mi sto sforzando di riempirmi le giornate il più possibile, un po’ per non lasciare troppo spazio ai pensieri, e un po’ per impiegare le settimane di quarantena in maniera il più possibile produttiva. Quindi grandi lavori tra casa e giardino, ho risistemato in maniera più definitiva il mio piccolo home studio, e si, sebbene abba appena terminato di registrare il mio disco nuovo sto comunque lavorando a roba nuova.

Prima di questo stop forzato di concerti, da qualche mese stavi portando sui palchi il tuo ultimo album, “Winter Session”. Come sono nate e di cosa parlano le canzoni che lo compongono? C’è qualcosa di particolare che vorresti dirci su questa tua opera?
Dunque, a parte un paio di canzoni che erano li abbozzate da un po’, tutti i brani di Winter Session sono stati buttati giù in un paio di settimane, e come quasi tutto quello che scrivo, prendono spunto da persone, luoghi, suggestioni o piccole storie reali, che fanno effettivamente parte della mia vita. Penso per esempio a ”Song For Willy Bangler”, nata chiacchierando con un amico che mi raccontava di aver combinato un po’ di casini di donne, e dava appunto la colpa di tutto al suo ”pisello pasticcione” (Willy Bangler appunto), a Blind Sisters’ Home, che racconta di un posto qua dietro casa mia, che da ragazzini chiamavamo ”la casa delle suore cieche” o CarnHate, che appunto si autodefinisce.

Sappiamo che hai già un nuovo disco in uscita, presto potremo avere nei nostri stereo “Ready To go”, titolo che ci auguriamo sia profetico. Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo album? Ci saranno radicali cambiamenti o diversi approcci rispetto al precedente?
No, Ready To Go è sempre sulla strada tracciata da Winter Session, americana e folk dai toni mediamente dark.
Rispetto al precedente è più ”lineare”, con pochi interventi di elettrica molto mirati, percussioni ”voodoo” spalmate qua e la e toni forse più macabri.
Ringrazio moltissiomo Alessio Capatti che mi ha fatto delle bellissime parti di pianoforte e piano elettrico che hanno dato al tutto un tono più western apocalittico, e, a parte lui, come sempre io ho suonato tutto il resto.
I testi si rifanno sempre alle mie esperienze in linea di massima, a parte un paio di pezzi; Mooreland#1, che fa parte di un progetto più ampio sulla brughiera (concept, come si suol dire) e Mr Choppy che è una canzone per bambini (ovviamente horror) Saranno nove brani miei più una cover a dir poco weird.

Il tuo curriculum vanta un attività live notevole, un sacco di date praticamente ovunque nel corso degli anni. Ti va di raccontarci qualche bizzarro aneddoto della tua vita on the road?
Mah, potrei raccontarti di un festival OneManBand in un ”noto” locale di Berlino quando il gestore si è letteralmente incazzato perchè nessuno di noi ha voluto andare a mignotte con lui dandoci dei maleducati (si, ha detto ”maleducati”…), o di quella volta che sono restato bloccato per giorni in una tormenta di neve a POTENZA (si, a Potenza…) o magari, sempre a tema neve, di quella volta che mi sono messo a montare le catene sul San Bernardino in infradito a LUGLIO (si, a luglio….) Diciamo che non ci si annoia in tour.

Parlaci della tua formazione musicale e del tuo percorso da musicista. Hai fatto parte di diversi progetti e anche la tua carriera solista la si può suddividere in periodi diversi tra loro. Riusciresti a dirci quali sono stati gli artisti e gli album più influenti nelle tue varie fasi?
Da ragazzino avevo ascolti molto strani (che poi a ripensarci nemmeno tanto, per come sono andato a finire), passavo da tutta la scena HxC (e in seguito ai derivati, Helmet, Deftones ecc) al country western alla weat coast ‘6o/’70, poi è arrivato lo stoner e tutto il revival psych e il doom, che non ho mai più abbandonato.
Unitamente, ho iniziato a suonare il contrabbasso con Mauiro Ferrarese che è una grandissimo musicista di blues delle origini, e li ho scoperto un meraviglioso mondo di disagio lontanissimo dal classico Chicago elettrico che mi annoia da morire.
Negli ultimi anni invece mi sono più appassinato al folk, tradizionale ma anche alternativo, all’americana e alla alt country. Quindi ti direi sicuramente la prima ondata stoner, con i Kyuss in testa, gli Sleep e i Weedeater e tutto il canile, tutto quello che è Down Home Blues, come la prima produzione di John Lee Hooker, R.L. Burnside, Mississippi Fred Mc. Dowell ecc e infine il nostro caro Willy Tea Taylor, King Dude, Possessed By Paul James e quell’adorabile sottone di Kurt Wile. Capitolo a parte per Brant Bjork, per il quale provo una sorta di idolatria pagana.

Curiosità: qual è l’origine del tuo nome d’arte, DeadMan? C’è una storia particolare o qualche riferimento specifico dietro?
Credo che proprio Mauro abbia cominciato a chiamarmi così per via del tattoo che ho sulle dita (”dead man” appunto) proveniente dal mio amore totale per il film omonimo di Jarmush.

Tornando a parlare del brutto momento che stiamo vivendo, quando tutto questo sarà finito come pensi ne risentirà l’underground e la scena musicale in generale?
Mhh, io comincio a pensare che (almeno per un lunghissimo periodo) sarà molto improbabile che si ritorni a vivere esattamente come prima. Con questo però non intendo che sarò peggio.
Io penso che la musica, specialmente negli ambienti in cui ci muoviamo noi, troverà sicuramente il modo di continuare a vivere, non ho nessun dubbio.

Consigli per i lettori: ci sono nomi della scena nazionale e non di cui consiglieresti l’ascolto dei brani per alleggerire questa quarantena?
Assolutamente si! Ti posso citare i primissimi che mi vengono in mente Phill Reynolds, Gipsy Rufina, Elli de Mon, Andrea Van Cleef e gli Umuus, Marcello Milanese e il suo progetto ”106”, Spookyman, The Blues Agains Youth, Angelo Leadbelly Rossi, Aronne Dell’Oro, Tia Airoldi e Mike Orange.

Ti ringraziamo molto per questa chiacchierata e non vediamo l’ora di poterti vedere presto al nostro evento e a molti altri. Aspettiamo inoltre con impazienza di poter ascoltare il tuo nuovo album. Ma, salutandoti e mandandoti un forte abbraccio, ti lasciamo l’ultima parola: a te la conclusione di questa intervista, hai carta bianca!
Mhhhh… ehhhhh…oooohhhhh… lavatevi sempre le mani?

Ringraziamo Diego “Deadman” per la collaborazione con la speranza di vederci presto, molto presto! 

Pubblicato da gasterecords

Distro, collaborazioni, interviste, concerti e capre. Goat music for goat people.

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