Le Virgolette presentano “Let it beef”

Dare spazio a gruppi locali con la voglia di suonare e affacciarsi alla “scena” è tra le cose che preferiamo fare, per questo la chiacchierata di oggi la facciamo con Le Virgolette, band nata oltre un decennio fa ma che solo recentemente ha deciso di intraprendere il percorso di una band emergente, scrivendo pezzi propri e provando ad allargare la loro attività live.
Questo cambio li ha portati ad auto prodursi due album di puro e classico rock’n’roll, l’ultimo dei quali è uscito poche settimane fa e che non vedono l’ora di farci ascoltare.
Buona lettura!

Ciao ragazzi e benvenuti. Presentatevi e parlateci un pò di voi, di come è nata la band e di cosa è cambiato dalla prima volta che avete suonato insieme.
Eccoci qua, allora questa è la nostra prima intervista ufficiale e siamo parecchio gasati. Vi ringraziamo di concederci spazio e presentarci a chi non ci conosce. Siamo un trio di amici di vecchia data (più che di musicisti) che nel lontano 2002 hanno deciso di comprare degli strumenti musicali senza esserne capaci di suonarli. (Lo si può dire tranquillamente anche di adesso ah ah ah). Ci dividiamo gli strumenti in questo modo: La chitarra ed il microfono toccano a Steven, l’altro microfono ed il basso sono presi in carico da Agi e la batteria è suonata da Marco alias Bargiulì.
La prima volta che affrontammo il pubblico ce la ricordiamo molto bene, era il 2003 ed aprivamo il concerto ad un’altra band, per la chiusura dell’anno scolastico in un palazzetto davanti a 100/150 studenti…non male eh come first time, no??Avevamo una scaletta davvero minimal, 3 brani! (2 cover punk e un 1 pezzo nostro, ovviamente punk, che abbiamo inciso molti anni dopo nel nostro primo Cd “Dirty Sound From The Rock)
Ora siamo un tantino cambiati, (siamo diventati decisamente più belli ed affascinati) e il punk dei primissimi tempi ha lasciato il posto ad un rock n roll , o meglio ad un “Dirty Rock” semplice, sporco, imperfetto ma diretto, senza tanti fronzoli o virtuosismi , e la scaletta è un tantino più corposa…eh!

Come avete scelto il vostro nome? E i titoli dei vostri album? Anche loro hanno una storia?
Questa domanda ci fa molto piacere, perché in un certo senso il nome è nato pensando alla richiesta pratica. La risposta è complessa ma cerchiamo di spiegarci al meglio.
Una sera dell’inverno del 2001, Io (Marco) e Steven (quando nessuno di noi possedeva uno strumento, ma avevamo in mente di formare un gruppo, una band o per dirla in stile vintage un “complesso”) eravamo seduti sul sagrato della chiesa a berci una birra, forse anche più di una, immaginando le locandine del nostro ipotetico futuro gruppo affisse sulle porte dei locali.
L’intenzione era di non dare il nome al gruppo, (volevamo essere alternativi no?!), per questo l’idea era di un nome in inglese, tipo “NO NAME” ma di fatto se avessimo deciso di chiamarci “NO NAME” era a tutti gli effetti un nome…
Allora abbiamo pensato: < Non chiamiamoci in nessun modo, sulle locandine dei concerti ci sarà scritto, questa sera si esibiscono: “spazio vuoto” >. Poi riflettendo al lato pratico della cosa, ossia quando ti chiedono il nome della band, non puoi non fiatare, non puoi dire che non c’è un nome, risulta complicato, quindi avendo ancora in mente quella benedetta locandina virtuale, ci siamo detti:<Ma se tra le “” lasciamo lo spazio vuoto, la gente vedrà solo questi due simboli “” …. allora perché non ci chiamiamo “Le Virgolette”?? Detto fatto !
Siamo riusciti a farci capire?? (è stato più facile inventare il nome che cercare di spiegarlo!!).
Sì, i titoli dei nostri Album hanno una storia.
Abbiamo deciso di intitolare il nostro primo lavoro “Dirty Sound From The Rock” perché per “suono sporco” intendiamo il nostro modo di suonare, a volte grezzo e senza ricamini, creato da una chitarra elettrica ruspante e dall’unita ritmica solida come il granito (Cit.) , ma anche per l’economia dell’attrezzatura con cui è stato registrato; mentre “dalla roccia” si riferisce alla location in cui l’abbiamo registrato e dove da anni facciamo le prove (il Baitello), una cascina, appunto, sulle rocce di Predore. Venendo all’ultimo lavoro “Let It Beef” la lettura è aperta, potete associare questo nome ad un “Let It Be” dei Beatles o un “let It Bleed” degli Stones (eh eh) oppure cambiare totalmente prospettiva e pensare ai grandi allevamenti intensivi di bovini che stanno distruggendo il pianeta, (dicono), a chi si ingozza di gusto di hamburger fino a scoppiare e chi invece mangia solo roba verde discriminando i “cannibali mangiatori di cadaveri” … (dicono) Insomma volevamo un nome poliedrico.
(nelle risposte successive scoprirete la vera storia di “Let It Beef”).

Quali sono i vostri ascolti, i vostri artisti di riferimento? Sono gli stessi di quando avete iniziato o sono variati negli anni?
All’inizio, ascoltavamo, come molti ragazzi della nostra età, musica punk rock.
Dagli italiani Punkreas, Pornoriviste, Derozer, a band internazionali dai Sex Pistols, Ramones, New York Dolls, ai Rancid, NOFX, Pennywise (giusto per citare i primi che ci vengono in mente, però dai, il genere l’avete capito).
Bellissimo il periodo in cui i Nirvana erano la colonna sonora dell’intera giornata.
Poi crescendo gli ascolti sono cambiati andando a ritroso nel tempo in una ricerca sonora dai classici artisti del Rock/Blues come Rolling stones, (che il nostro Batterista ha sempre ascoltato anche quando era un punkettone) Lou reed, Pink Floyd, Clapton ai vecchi bluesman neri Buddy Guy, Muddy Waters e Howlin Wolf ecc. ecc. ecc.
Diciamo che siamo diventati meno casinisti…
A 17 anni ci divertivamo suonando punk a tutte le ore, ora a 35 facciamo jam di blues al Baitello, ma una rispolverata ai vecchi pezzi punk rock dopo la quinta birretta non guasta mai!

Il genere che proponete, per quanto classico e conosciuto, sembra inusuale nel panorama attuale, per lo meno nella nostra zona. Conoscete altre band simili a voi per sonorità e riferimenti? Oltre a queste ce ne sono altre alle quali vi sentite in qualche modo legati o che vi sentite di consigliare?
Steven: Sì il nostro genere non ha molti esponenti in zona, la prima band nostrana che mi viene in mente e che apprezzo sono gli Scotch di Brescia un’altra sono i Thee Jones Bones. Fuori dall’orticello nostrano mi è “capitato” di sentire dal vivo un tizio esplosivo JD Simo, un tiro pazzesco, mi piace molto, buttate un orecchio se vi capita.
Bargiulì: Band simili a Noi per sonorità e riferimenti? Spero di no, (per loro intendo) No scherzi a parte, effettivamente, chi suona questo genere, specialmente in 3, è dotato di grande tecnica ed abilità. Noi con tutta onestà conosciamo i nostri limiti, per questo fin da subito abbiamo puntato tutto sul groove, sull’emozione e sul divertimento (il nostro in primis.). Se ci divertiamo noi, sono convinto che il pubblico lo nota ed automaticamente si diverte con noi.
Agi: Come diciamo noi è un “Virgolette Style” riadattiamo i pezzi per farli fruttare al meglio in 3, e penso che ci riesca bene. Ci sentiamo molto legati ai “Charlie & the Cats” (purtroppo non suonano più insieme) perché ci è sempre piaciuto il loro approccio nei live, abbinavano alla loro musica il divertimento, non si sono mai presi sul serio anche se tutti e 3 sono dei MUSICISTI di professionisti.

Parlateci dei due album che avete all’attivo. Come sono nati e di cosa parlano i pezzi che li compongono?
Quando ci siamo resi conto di avere un nostro sound lo abbiamo cristallizzato nel primo disco.
Dirty Sound From The Rock raggruppa molti pezzi vecchissimi che avevamo scritto agli albori, li abbiamo rispolverati, e li abbiamo schiaffati dentro.
Le canzoni raccontano vari spaccati di vita, dalle sfighe che perseguitano un ragazzo appassionato di Rock n Roll in “Sick Of Rock n Roll” agli amori lontani in “Faraway Baby”.
Anche nel nostro ultimo lavoro “Let It Beef” sono presenti alcune canzoni, abbozzate ed eseguite live nel periodo 2004/2005 ma poi lasciate decantare… (Straight to Heaven, Dirty Rock, Sento).
Il resto delle canzoni sono nate principalmente dai cazzeggi insala prove, sai, magari mentre il bassista accorda, il batterista parte con un “tum tum pa” la chitarra snocciola 4 accordi e ti sale subito il Rock n Roll nelle ossa, li capisci che sta nascendo un brano buono (almeno per noi).
I testi di “Let It Beef” ci hanno dato un po’ di filo da torcere, non siamo grandi parolieri, ed è anche per questo che ci concentriamo maggiormente sul groove. Sostanzialmente, per buona parte dei testi abbiamo usato la tecnica del “cut up” (conosciuta nel periodo in cui ascoltavano i Nirvana).
Curioso anche il testo di “Riff Master” dedicata al mito Keith Richards… però per sapere cosa dice vi invitiamo a comprare il CD ah ah . . .
Vedrete sarà una sorpresa!

“Dirty Sound From The Rock” lo avete registrato da soli in sala prove mentre le sessioni di “Let It Beef” sono state la vostra prima volta in uno studio di registrazione. Com’è stata questa nuova esperienza?
E’ stata dura! Abbiamo fatto delle sessioni notturne dopo la giornata lavorativa (si abbiamo dei lavori comuni non siamo ancora delle Rock Star), che sono state tostissime.
Poter usufruire di attrezzature ed ambienti professionali ci ha reso seri e determinati a fare un buon prodotto, certo le birrette e le risate non sono mancate, e poi abbiamo capito finalmente l’importanza di mixing e mastering che danno quella sfumatura in più al pezzo; quel calore che ti accarezza il timpano ma ti pettina le orecchie!
Dobbiamo ancora ringraziare il tecnico del Gotama Studio, Pierpaolo Alessi (amico di vecchissima data) per l’atmosfera genuina che si respirava in studio.

A parte le modalità di registrazione, quali sono differenze e quali le analogie tra il primo e il secondo album?
Tra i due dischi il filo conduttore è la semplicità di esecuzione dei brani. Forse, nel secondo, alcune tracce, sono un po’ più strutturate, ma comunque il nostro credo resta sempre “Less is more”. Il modo di registrare è stato lo stesso in entrambi gli album ossia, strumenti in presa diretta per avere quel sapore “live” e poche, pochissime sovra incisioni, con l’unica differenza che in studio gli strumenti erano in cuffia, mentre per Dirty Sound gli ampli erano a manetta nelle stessa stanza (un vero live insomma!)

Parliamo ora del lato grafico: cosa potete dirci dell’artwork di “Let It Beef”?
Notiamo una certa somiglianza con un disco dei nostri miti…. i Rolling Stones!!
In realtà, l’idea è del nostro storico “manager”(no non ci siamo montati la testa, tranquilli) Stefano Girelli, a cui gli saremo sempre riconoscenti in quanto dobbiamo proprio a lui il nostro primo debutto live vero e proprio, nel lontano 2003. Tornando alla copertina, era una sorta di prova, abbozzata per la stampa di un nostro singolo nel 2016, in tiratura limitata solo 4 copie !! (3 per noi e una per lui). Questo suo gentile omaggio ci è talmente piaciuto che appena ci è stato consegnato ci siamo detti :< è una figata pazzesca, appena ci tiriamo insieme e registriamo un altro album sarà la copertina!> così è stato!
Il nome è venuto in seguito, guardando l’hamburger della copertina. Avendo registrato il cd nel novembre 2019 esattamente 50 anni dopo Let It Bleed, con al suo interno una canzone dedicata al “Keef” ci sembrava il titolo più azzeccato, quasi profetico . . .

Progetti per il futuro?
Si, soprattutto live, ad esempio dobbiamo recuperare il “minitour” di promozione di “Let It beef” andato nel cesso dato il “Covid19 Lock Down”(bel titolo per un nuovo pezzo, no?). Siamo pronti a ripartire a tutto volume! Poi volendo essere lungimiranti avremmo in mente di festeggiare il nostro ventesimo anniversario (2022) con amici e gruppi che ci hanno accompagnato dall’inizio di questa avventura organizzando una festa nel prato del “Baitello” con la musica, ovviamente, come protagonista, (GASTE non prendete impegni eh) magari in quell’occasione presenteremo il terzo album?? . . .

Grazie per la chiacchierata ragazzi, ma prima di salutarvi vi lasciamo l’ultima parola, c’è qualcosa che vorreste dire?
Sì, supportate sempre la musica Rock emergente…
Date un occhio ai nostri social.
Andate a vedervi il video del nostro nuovo singolo “Rusty Trombone” eeee comprate il nostro cd….
infine …..
LAVATEVI SPESSO LE MANI !!

Ringraziamo Le Virgolette per questa bella chiacchierata e vi invitiamo a seguirli sulle loro pagine social:
https://www.facebook.com/LeVirgolette/
https://www.instagram.com/le_virgolette_dirty_rock/

Pubblicato da gasterecords

Distro, collaborazioni, interviste, concerti e capre. Goat music for goat people.

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