ZiDima: storie estreme, liberatorie e coraggiose

“Del nostro abbraccio ostinato in questa crepa in fondo al mare” è il nuovo disco degli ZiDima ed è stato pubblicato il 10.10.2020 in vinile, cd e digitale grazie al supporto di Boned Factory, Brigante Records, Fresh Outbreak Records, Gasterecords, I Dischi del Minollo, In Circle Records, Nel Mio Nome Dischi, True bypass.

In questa intervista ci hanno raccontato la loro storia e come è nato questo nuovo disco che ci ha fatto esplodere il cuore.

Gli ZiDima nascono alla fine degli anni ’90. Come nasce il nome del progetto e come si è evoluto il gruppo e il suo suono in questi anni?
Il primo demo è del 1999 e di quella formazione originaria è rimasto Roberto, fondatore e chitarrista della band. Zi’Dima è il nome di un personaggio di una novella di Pirandello, “La Giara”. Erano gli anni della prima e già tragica ascesa della lega lombarda, e sin da subito volevamo prendere la più marcata e totale distanza da certe tematiche, scegliendo anche un po’ provocatoriamente un nome siciliano per una band milanese formata (all’epoca) da 4 milanesi.
La storia di quel personaggio è fatta di umanità, generosità e cocciutaggine, tutti valori che ci piaceva potessero venire identificati con la nostra musica. Negli anni la line-up ha affrontato diversi cambiamenti, ci sono stati momenti in cui avevamo due chitarristi e (agli esordi) una voce femminile. Abbiamo comunque sempre scritto e cantato in italiano. Per quanto riguarda il sound si è via via irrobustito e innervosito e incattivito, anche se le chitarre distorte e dissonanti, le voci parlate/urlate e i riferimenti al noise-rock sono presenti sin dall’ep “L’attesa” datato 2004. Dopo vari singoli e partecipazioni a diverse compilation, il nostro primo disco esce nel 2009: “Cobardes”, con l’arrivo di Cosimo al basso. Il secondo, “Buona sopravvivenza” del 2015, è nato con l’ingresso di Franq alla batteria. Manuel invece è nel gruppo dal 2002, quindi con questo nuovo album lui e Roby festeggiano ben 18 anni di “convivenza sonica”.

“Vale” è accompagnata da un video stupendo, girato al Foa Boccaccio di Monza, posto a cui siete molto legati. Negli anni gli spazi sociali stanno via via scomparendo (notizia recente è a rischio pure il Boccaccio) e di conseguenza il panorama musicale che gli gravita attorno è mutato. Come valutate la situazione oggi comparandola a quella che avete vissuto agli inizi?
Il Boccaccio però non sta scomparendo, sta resistendo e sta portando avanti la sua battaglia contro un’assurda minaccia di sgombero; invitiamo quindi tutti a seguire le iniziative che i ragazzi stanno portando avanti e che sono segnalate sul sito
boccaccio.noblogs.org.
Per quanta riguarda il video, suggella il legame che c’è tra noi come band e come persone e questo centro sociale che frequentiamo da quasi 10 anni. L’idea e la realizzazione sono state curate con grande passione e professionalità dai ragazzi del Boccaccio, e noi crediamo che il video di “Vale” rappresenti e celebri a dovere le anime che tengono vivi questi spazi. Il discorso sul panorama musicale che vi gravita attorno è più articolato. Vediamo band giovanissime con proposte musicali molto estreme (e anche molto coraggiose), che magari spaziano dal grindcore al powerviolence alla techno all’elettronica sperimentale. Sarà anche per via degli strumenti a disposizione: oggi rispetto a una chitarra e un basso, sono più accessibili un computer, una tastiera, un programma craccato. E forse sta venendo un pò meno anche tutto l’aspetto legato al Do It Yourself, alla contaminazione tra generi musicali, al suonare dal vivo in contesti diversi, magari in serate o festival con proposte anche piuttosto distanti tra loro, ma accomunate da una stessa attitudine. Oggi sembra invece che sia prioritario caricare un brano su youtube piuttosto che salire su un palco, e il disco inteso come supporto fisico e anche come concept album è un’idea romantica che fa fatica a resistere. Tutto ciò per dire che il nostro genere di riferimento, diciamo il “rock alternativo”, sta diventando ancora più di nicchia e ha come riferimento un pubblico più adulto.
Ma è un processo naturale, è il classico e doveroso cambio generazionale: sono diverse le influenze e gli stimoli, diversi gli strumenti e i mezzi a disposizione, diversi i fenomeni sociali e anche di moda (quando abbiamo iniziato tutti suonavano o ascoltavano il grunge, oggi fanno tutti rap o la trap).

I brani del disco ci raccontano delle storie. 7 personaggi (+1) in cui è facile immedesimarsi (ad eccezione del +1). Si narrano sconfitte personali il tutto in una tonalità grigia e cupa.
Permane comunque un senso di vittoria e rivalsa finale, un invito ad alzare la testa anche nei giorni più no. Come nascono o da dove arrivano queste storie?

Ci piace molto che venga sottolineato qui e nelle recensioni che stanno arrivando il senso di rivalsa di queste storie, non perchè amiamo il lieto fine scontato, ma perché era uno degli aspetti che ci avevano colpito e che volevamo fare emergere: sono storie reali di persone con cui siamo entrati in contatto, e con alcuni di loro ci sono anche forti legami affettivi. E sono sì storie che parlano di sconfitte personali e momenti di sconforto e di criticità anche pesanti, ma raccontano anche e soprattutto di scelte, forse estreme ma quasi sempre liberatorie e coraggiose. I 7 nomi dei personaggi sono quelli dei titoli delle canzoni, quindi “Vale”, “Chiara”, “Anna K.”, “Roby”, “Zita”, “Paolo e Rocco”. Poi c’è “Emme”, che è capitolo a parte: è più uno sfogo, un fiume di rabbia che poteva solo straripare. Manuel ha voluto mettere un punto bello chiaro per ricordare che i tanto derisi “buonisti”, in passato a certi sciacalli e disumani hanno riservato un trattamento emblematico: li hanno fatti sventolare, appesi a testa in giù.

Parlando invece dell’aspetto puramente esecutivo, come nasce una canzone degli ZiDima? Partite dalle parole o dai suoni?
Partiamo sempre da improvvisazioni strumentali, che poi si sviluppano e sulle quali solo più avanti si aggiunge un testo.
Abbiamo sempre avuto questo tipo di approccio: lasciarsi un pò andare fino a sfogarsi e a farsi trascinare dalla musica. Poi ovviamente ne curiamo le strutture, gli arrangiamenti. Ma la prima fase è di improvvisazione totale. Vero anche che suonando insieme da molti anni, sappiamo già in partenza a che tipo di brano e verso quale direzione stiamo andando in contro. Per le canzoni di questo album abbiamo infatti cercato di evitare di riproporre le stesse dinamiche in cui ci troviamo “naturalmente” a nostro agio, e abbiamo lavorato molto più che in passato su stacchi, passaggi armonici o disarmonici, ma anche sui suoni, le “melodie”, i cori. Poi qualcosa di pancia come “Emme” c’è sempre: il classico pezzo che così è nato, così è stato registrato.

Oltre la nostra etichetta, ci sono altre sette realtà che hanno collaborato all’uscita del disco, come vi siete conosciuti e quale significato ha per voi questo tipo di supporto?
Voi siete stati i primissimi a cui abbiamo mandato i brani mixati.
Ricordiamo bene che anni fa Fabio ci aveva intervistato per Radio Onda d’Urto e poi aveva organizzato un concerto nel bresciano.
Appena ha saputo che stavamo per entrare in studio, ci ha proposto la collaborazione con Gasterecords. Quindi ci ha proprio inseguito. E noi siamo strafelici che l’abbia fatto. Le altre etichette le abbiamo cercate in seguito: alcune si erano già occupate di “Buona Sopravvivenza”, con altre ci siamo incrociati per caso e avvicinati per affinità. Il supporto delle 8 label che sono dietro questo nuovo album è stato fondamentale: primo perché senza questo contributo non saremmo mai riusciti a stampare in vinile, e poi per tutto quel caloroso vortice di consigli e suggerimenti e contatti e stimoli che servono per far girare bene il disco e che spesso sfocia in nuove occasioni per conoscere anche altre realtà, altre band e dividere palchi.

Sappiamo che in questo periodo particolare non è per niente facile organizzare concerti e promozione del disco, ma quali saranno le vostre prossime tappe?
Per quanto riguarda i concerti, vista la situazione, è già tanto aver fatto la data di presentazione al Boccaccio, nel momento e nel posto in cui volevamo, davanti a chi ci ha sempre sostenuto.
Ovviamente con l’aggravarsi dell’emergenza Covid altre date che avevamo chiuso o che erano in prossimità di chiusura, sono saltate.
Ma non ci abbattiamo e contiamo di recuperarle appena sarà possibile. Certo arrivare a fare più di 40 concerti come per il disco precedente in questo momento sembra un’impresa, ma ci faremo trovare pronti per quando tutto tornerà alla normalità.
Intanto useremo questo periodo per spingere con la promozione dell’album e per cercare di fare circolare queste canzoni il più possibile. Anche con il vostro prezioso aiuto.

Ringraziamo gli ZiDima per la collaborazione!
https://www.zidima.it/

Pubblicato da gasterecords

Distro, collaborazioni, interviste, concerti e capre. Goat music for goat people.

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