Fregare il tempo, track-by-track

“Fregare il tempo” è il quarto full lenght da solista di Logan Laugelli e arriva dopo la trilogia “Canzoni Segrete” e l’ep “La noia del sabato sera”, qui potete trovare tutti i testi del nuovo disco e una breve introduzione di ogni singolo brano.

FREGARE IL TEMPO
“Secondo singolo del disco omonimo, il brano affronta il tema della crescita individuale, del “diventare grandi”, che per la cosiddetta normalità è obbligatoria. Nel testo si può leggere l’angoscia nel ripensare alle speranze che si avevano a quindici anni e scoprire che non è andata proprio così, che il nostro mondo ha preso una direzione diversa, a volte contro la nostra volontà ma perché è stata la società ad imporlo. Il verso «adesso che tutto ha un prezzo ha perso quasi il senso» ne è la sintesi perfetta”

Sono arrivato alla fine della settimana
Senza soldi, senza fumo, senza luna piena
Ululati che comunque è meglio non sentire
Guardare il mostro da vicino e far due risatine
Vedere i treni passare in direzione opposta
E farsi due domande, forse una giusta
Parlo come i vecchi, con tanta nostalgia
E dico “ai miei tempi” con occhi di follia
Capisci che qualcosa s’è rotto quando niente
Ti può salvare e tutto sembra indifferente
Ma malgrado il futuro che potrebbe arrivare
Perché mai dovrei smettere di sognare?
Era bello quando a quindic’anni immaginavi il meglio
E la voglia di costruire partiva dal risveglio
Adesso che tutto ha un prezzo ha perso quasi il senso
Lasciami fregare il tempo come e quando voglio
Siamo trattati peggio di merci e bestiame
Alcun diritto ma il dovere di far tutto bene
Guardo gli amici rassegnarsi e andare a lavorare
E una sinfonia di bestemmie mi rapisce il cuore
Vorrei che questo momento passasse come in un film
Cambia la scena e siamo tra dieci anni o giù di lì
Era bello quando a quindici anni c’era ancora tutto
E distruggerlo era obbligatorio ma non c’avevan detto
Che anche distruggere ha un prezzo e non me n’ero accorto
Lasciami fregare il tempo, adesso, appena posso
Lasciami fregare il tempo come e quando voglio
Lasciami fregare il tempo senza alcun controllo

BEATI VOI
“Questa canzone è impregnata di disgusto verso una certa categoria di persone, quelli che non ci provano nemmeno ad avere un pensiero critico, gli basta avere quello di un altro, che si fermano al titolo di un articolo fake e lo condividono con tutto l’odio del mondo, che credono alla versione ufficiale perché è giusto così. «Beati voi che sapete sempre chi cazzo siete»”


Beati voi che state alla finestra a farvi ingarbugliare le menti
Beati voi che tutto ciò che è davanti è sbiadito come vecchi ricordi
Beati voi che non accettate sogni dagli sconosciuti
Beati voi che vi siete trovati e mai e poi mai peduti
Beati voi che volate in alto incoscienti di cadere nel nulla
Beati voi che non avete pianto quando vi hanno tolto la culla
Beati voi che il venerdì è una buona via d’uscita
Beati voi che la vostra vita non sembra mai scaduta
E non è la città ma la parentesi che apre
Tutto qua, è così che ci piace
Ma si sa, quel che ci piace ci può ammazzare
Come il cane che piscia sull’albero di Natale
Beati voi che sapete sempre chi cazzo siete
Beati voi che sebben crediate spesso non avete fede
Beati voi che vi rapportate sempre alle statistiche
Beati voi che vi affannate mentre nascondete le svastiche
E non è umanità quella che vedo da ogni parte
Tutto qua, ditemi pure che son di parte
Ma si sa, coi tempi che corrono chi non pensa al suicido è un pazzo
Ma d’altronde mi sento pazzo

NON MI FIDO
“Questa potrebbe essere la degna continuazione di «Beati voi», in quanto non mi fido, appunto, di chi parla senza criterio, di chi ti osserva in silenzio, di chi predica, di chi si accontenta. La categoria di persone è quasi la stessa”

Non mi fido di chi non ha neanche un vizio
L’ho imparato a mio discapito
Non mi fido di chi ha sempre un giudizio
Chi si nasconde nel suo abito
Non mi fido di chi resta nel suo spazio confortante
Di chi guarda il giorno scorrere senza fare niente
Chi è buono con il prossimo solo per convenzione
E poi si guarda bene dal fare una buona azione
Io non mi fido! Io non mi fido! Io non mi fido! Io non mi fido!
Non mi fido di chi resta in silenzio
E ti osserva dal suo baratro
Non mi fido di chi parla a sproposito
Chi non molla neanche un attimo
Non mi fido di chi vuole avere sempre ragione
Di chi parla di umiltà per poi fare lo sborone
Chi non odia nessuno perché sa che non si fa
Però ti guarda storto se sei di un’altra città
Io non mi fido! Io non mi fido! Io non mi fido! Io non mi fido!
Non mi fido di chi vuole avere sempre ragione
Non mi fido di chi non si sente mai un po’ coglione
Non mi fido di chi parla solamente di onestà
Non mi fido di chi predica la sua moralità
Non mi fido! Non mi fido! Non mi fido! Non mi fido!

RAGAZZO DISTRATTO
“In questo brano vengono fotografate alcune situazioni “normali” di una certa zona di Bergamo. E’ una canzone che risale a qualche anno fa ma mai incisa”

L’uomo nero seduto al tavolo s’offende perché ne ho scelto un altro
L’uomo nero dal canto suo mi prende per un ragazzo distratto
Sì ma io non posso convivere con queste regole di mercato
E no, non posso sorridere se mi sento stuprato
Il vecchio reduce in carrozzina alle 3 di notte non ce la fa e arranca verso casa
Il vecchio reduce in carrozzina è sbronzo e bestemmia se gli chiedi qualcosa
E sperava nella fine del mondo che tanto sta morendo di noia
E invece neanche l’ombra di un’esecuzione, nessun giudice, nessun boia
Il siciliano non chiude mai neanche per andare a pisciare, è l’unica certezza che ho
Il siciliano non chiude mai neanche il giorno di Natale, fa tutto quel che può
Dice che intanto il tempo passa ed appassiscono anche i fiori
Ma quelli che fanno man bassa sono sempre gli stessi signori
Pino lavora almeno 23 ore su 24 ed è anni che è in pensione
Pino fa la staffetta da un aeroporto all’altro con le auto in restituzione
Ed io che mi lamento per tutto ciò che non ho fatto
Io adesso mi sento proprio un ragazzo distratto

QUARANTENA BLUES
“Canzone già pubblicata nella compilation del MEI «Fatto In Quarantena», qui in una versione più limpida e meno confusionaria. Come suggerisce il titolo, è il ritratto di una giornata tipo durante il lockdown degli scorsi mesi”


Una, due, tre Poretti da 66 le ho bevute per i cazzi miei
In questa quarantena no non vale la pena di restare sobrio per chi
D’altronde sono giorni che aspetto che torni un briciolo di normalità
E mentre mi devasto riconosco che è uno spasso perdere lucidità
Una, due, tre maratone alla TV con il tempo che non passa più
Mi dicon: “fa esercizio” ma oramai ho preso il vizio di starmene incastonato qui
Come un gioiello in un anello ho il deretano nel divano, le palpebre van sempre più giù
Con o senza luna piena, con o senza mal di schiena, canto un Quarantena Blues
Una, due, tre Poretti da 66 le ho bevute per i cazzi miei
In questa quarantena no non vale la pena di restare sobrio per chi
Come un gioiello in un anello ho il deretano nel divano, le palpebre van sempre più giù
Con o senza luna piena, con o senza mal di schiena, canto un Quarantena Blues

SCHERZI AL CANE

“Analizza il concetto che ci vuole sempre gentili anche quando veniamo trattati male, la bizzarra democrazia sociale che ci impone di lasciar correre, di “fare il superiore”, di scendere a compromessi con chi non c’è mai sceso e la conseguente frustrazione”

L’importante è essere
Bravi con tutti e
Che gli altri ci trattino da stronzi
Qualcuno ha deciso che
Sarebbe dovuta andare così
E noi l’abbiam chiamata “normalità”
Credo tu sia abbastanza intelligente da capirmi anche se non parlo
Come tutto ciò che sappiamo ma che nessuno ci ha mai insegnato
Mi annoio in maniera infame e mi tiro su facendo scherzi al cane
Mi nascondo mostrandomi
Come fanno tutti qui
Sulla propria lapide virtuale
Che rispecchia ciò che siamo noi
Coglioni, santi o eroi
In questo futuro medievale
Faranno una rievocazione storica del mio martirio
Che, senza nessun tipo di retorica, finirà in un delirio
Ma intanto non so che fare e ammazzo il tempo facendo scherzi al cane
Credo tu sia abbastanza intelligente da capire come va il mondo
Senza nulla togliere alle apparenze che ci fanno passare il giorno

ANCHE SE
“Tratta un tema delicato, l’incapacità di poter dire ad una persona che ami che certe sue scelte sono oggettivamente sbagliate o comunque discutibili, e non si parla di scelte banali ma di scelte di vita”

Potremmo parlare del tempo o del referendum
Potremmo perderci in scelte che non ci appartengono
Potremmo tentar di fuggire anche se ci prendono
Potremmo altresì abituarci al nostro inferno
E anche se l’ho solo immaginato
Non è detto che non sia vero
E anche se non te ne ho mai parlato
Non è vero che non te l’ho mai detto
Potremmo tentar di gioire anche se ci offendono
Potremmo altresì ribellarci a ciò che pretendono
E anche se mi vedi un po’ annoiato
Non è detto che lo sia davvero
E anche se non sono mai cambiato
Non è vero che debba per forza farlo
E anche se l’ho solo immaginato
Non è detto che non sia vero
E anche se non te ne ho mai parlato
Non è vero che non te l’ho mai detto
Non è vero che non te l’ho mai detto
Non è vero che non te l’ho mai detto
Non è vero che non te l’ho mai detto
Non è vero che non te l’ho mai detto

GLI STIVALI
“Già presente nell’EP «La Noia del Sabato Sera», qui con un arrangiamento diverso, che si discosta totalmente dalla versione già edita, affronta nuovamente il tema del “tempo” come qualcosa di invincibile, a cui non puoi sottrarti, con un velo di fresca malinconia, è la perfetta chiusura per questo album”


Mi lucido gli stivali per una serata fuori porta
Il buon vecchio Canali spero mi dia una scossa
E un po’ di vento non guasterebbe in quest’Italia afosa
Qualcuno dice che bisognerebbe tentare qualche altra cosa
E in un attimo ho spento le luci e ho visto tutto più chiaro
Ho fatto sogni un po’ meno truci e mi sono letto la mano
Ma se la linea della vita è lunga
Spero non sia l’ultima volta che ci baciamo
Mi lucido gli stivali per cercare qualcosa di nuovo
Ma anche con gli occhiali non capisco dove mi trovo
E un po’ di vino non guasterebbe per non sentirci soli
Qualcuno dice che bisognerebbe odiare i professori
E in un attimo ho acceso le luci e ha fatto tutto più male
Guardare a come ti riduci a stare solo a pensare
Che se la linea della vita è lunga
Ci sono ancora un po’ di cose che vorrei fare

Contatti Logan Laugelli:
https://www.facebook.com/loganlaugellimusic
https://loganlaugelli.bandcamp.com/

Pubblicato da gasterecords

Distro, collaborazioni, interviste, concerti e capre. Goat music for goat people.

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