CRANCY CROCK – Ci vuol partecipazione

Ritornano i Crancy Crock con “Ci vuol partecipazione“: un album live che raccoglie alcuni dei brani della discografia della band con l’aggiunta della cover “I Fought the Law” suonata insieme a Riky Anelli nella versione combat rock dei loro amati Clash.
Dodici canzoni in puro stile punk-rock registrate lo scorso 18 Giugno 2020 insieme agli amici Totale Apatia durante il “Bergamo Strange Music Fest“, festival in streaming e idea innovativa nata per far ripartire tutti gli operatori del comparto dello spettacolo.

Il nuovo disco, pubblicato grazie alla collaborazione delle etichette indipendenti Gasterecords e Samoan Records, sarà disponibile su tutte le principali piattaforme digitali dal 21 Marzo 2021 e verrà anticipato dal videoclip del live di “Albero Nero”.

TRACK LIST
1.Albero nero
2.La ballata della cenere
3.Johnny
4.Disobbedisco spesso
5.2071
6.Big Time
7.The Protagonista
8.Facce tristi
9.Rebus
10.I Fought the law (feat. Riky Anelli)
11.Amo Bernarda
12.Partecipazione

Artista : Crancy Crock
Titolo : Ci vuol partecipazione
Genere: Punk Rock
Durata : 36′ 10″
Descrizione : Album live
Distribuzione digitale : Gasterecords
Anno : 2021
Registrazione : Service Pelliccioli
Mix e Mastering : Francesco Matano presso Musica per il Cervello
Grafiche : Crancy Crock

Sito web : crancycrock.it

Carlo Pinchetti presenta “Lacrime”

Carlo Pinchetti, parallalemente ai Lowinsky, ha dato vita al suo progetto solista, fino a creare un album di undici tracce dal sapore indie folk lo-fi, per raccontare le proprie storie ed emozioni e che verrà pubblicato il 14 Aprile 2021 con il supporto di Gasterecords, Moquette Records e La Stalla Domestica.
Il disco è stato registrato nel suo studio casalingo e successivamente mixato e masterizzato da Pierluigi Ballarin (The Record’s) all’Unnecessary Recordings di Bologna. Tra le collaborazioni Gigi Giancursi (ex Perturbazione), lo stesso Pierluigi Ballarin, Marco Brena (Vanarin), Elena Ghisleri e Linda Gandolfi.
Il 22 Febbraio 2021 ha pubblicato Lacrime, il primo singolo del nuovo disco Una Meravigliosa Bugia, nel brano insieme a Carlo trovate la voce di Linda Gandolfi e il piano di Gigi Giancursi.
Il video si è stato creato da Anna Lisa Pinchetti, assemblando filmati catturati tra Parigi, Eurodisney e Tenerife.

FB: carlopinchetti

Fregare il tempo, track-by-track

“Fregare il tempo” è il quarto full lenght da solista di Logan Laugelli e arriva dopo la trilogia “Canzoni Segrete” e l’ep “La noia del sabato sera”, qui potete trovare tutti i testi del nuovo disco e una breve introduzione di ogni singolo brano.

FREGARE IL TEMPO
“Secondo singolo del disco omonimo, il brano affronta il tema della crescita individuale, del “diventare grandi”, che per la cosiddetta normalità è obbligatoria. Nel testo si può leggere l’angoscia nel ripensare alle speranze che si avevano a quindici anni e scoprire che non è andata proprio così, che il nostro mondo ha preso una direzione diversa, a volte contro la nostra volontà ma perché è stata la società ad imporlo. Il verso «adesso che tutto ha un prezzo ha perso quasi il senso» ne è la sintesi perfetta”

Sono arrivato alla fine della settimana
Senza soldi, senza fumo, senza luna piena
Ululati che comunque è meglio non sentire
Guardare il mostro da vicino e far due risatine
Vedere i treni passare in direzione opposta
E farsi due domande, forse una giusta
Parlo come i vecchi, con tanta nostalgia
E dico “ai miei tempi” con occhi di follia
Capisci che qualcosa s’è rotto quando niente
Ti può salvare e tutto sembra indifferente
Ma malgrado il futuro che potrebbe arrivare
Perché mai dovrei smettere di sognare?
Era bello quando a quindic’anni immaginavi il meglio
E la voglia di costruire partiva dal risveglio
Adesso che tutto ha un prezzo ha perso quasi il senso
Lasciami fregare il tempo come e quando voglio
Siamo trattati peggio di merci e bestiame
Alcun diritto ma il dovere di far tutto bene
Guardo gli amici rassegnarsi e andare a lavorare
E una sinfonia di bestemmie mi rapisce il cuore
Vorrei che questo momento passasse come in un film
Cambia la scena e siamo tra dieci anni o giù di lì
Era bello quando a quindici anni c’era ancora tutto
E distruggerlo era obbligatorio ma non c’avevan detto
Che anche distruggere ha un prezzo e non me n’ero accorto
Lasciami fregare il tempo, adesso, appena posso
Lasciami fregare il tempo come e quando voglio
Lasciami fregare il tempo senza alcun controllo

BEATI VOI
“Questa canzone è impregnata di disgusto verso una certa categoria di persone, quelli che non ci provano nemmeno ad avere un pensiero critico, gli basta avere quello di un altro, che si fermano al titolo di un articolo fake e lo condividono con tutto l’odio del mondo, che credono alla versione ufficiale perché è giusto così. «Beati voi che sapete sempre chi cazzo siete»”


Beati voi che state alla finestra a farvi ingarbugliare le menti
Beati voi che tutto ciò che è davanti è sbiadito come vecchi ricordi
Beati voi che non accettate sogni dagli sconosciuti
Beati voi che vi siete trovati e mai e poi mai peduti
Beati voi che volate in alto incoscienti di cadere nel nulla
Beati voi che non avete pianto quando vi hanno tolto la culla
Beati voi che il venerdì è una buona via d’uscita
Beati voi che la vostra vita non sembra mai scaduta
E non è la città ma la parentesi che apre
Tutto qua, è così che ci piace
Ma si sa, quel che ci piace ci può ammazzare
Come il cane che piscia sull’albero di Natale
Beati voi che sapete sempre chi cazzo siete
Beati voi che sebben crediate spesso non avete fede
Beati voi che vi rapportate sempre alle statistiche
Beati voi che vi affannate mentre nascondete le svastiche
E non è umanità quella che vedo da ogni parte
Tutto qua, ditemi pure che son di parte
Ma si sa, coi tempi che corrono chi non pensa al suicido è un pazzo
Ma d’altronde mi sento pazzo

NON MI FIDO
“Questa potrebbe essere la degna continuazione di «Beati voi», in quanto non mi fido, appunto, di chi parla senza criterio, di chi ti osserva in silenzio, di chi predica, di chi si accontenta. La categoria di persone è quasi la stessa”

Non mi fido di chi non ha neanche un vizio
L’ho imparato a mio discapito
Non mi fido di chi ha sempre un giudizio
Chi si nasconde nel suo abito
Non mi fido di chi resta nel suo spazio confortante
Di chi guarda il giorno scorrere senza fare niente
Chi è buono con il prossimo solo per convenzione
E poi si guarda bene dal fare una buona azione
Io non mi fido! Io non mi fido! Io non mi fido! Io non mi fido!
Non mi fido di chi resta in silenzio
E ti osserva dal suo baratro
Non mi fido di chi parla a sproposito
Chi non molla neanche un attimo
Non mi fido di chi vuole avere sempre ragione
Di chi parla di umiltà per poi fare lo sborone
Chi non odia nessuno perché sa che non si fa
Però ti guarda storto se sei di un’altra città
Io non mi fido! Io non mi fido! Io non mi fido! Io non mi fido!
Non mi fido di chi vuole avere sempre ragione
Non mi fido di chi non si sente mai un po’ coglione
Non mi fido di chi parla solamente di onestà
Non mi fido di chi predica la sua moralità
Non mi fido! Non mi fido! Non mi fido! Non mi fido!

RAGAZZO DISTRATTO
“In questo brano vengono fotografate alcune situazioni “normali” di una certa zona di Bergamo. E’ una canzone che risale a qualche anno fa ma mai incisa”

L’uomo nero seduto al tavolo s’offende perché ne ho scelto un altro
L’uomo nero dal canto suo mi prende per un ragazzo distratto
Sì ma io non posso convivere con queste regole di mercato
E no, non posso sorridere se mi sento stuprato
Il vecchio reduce in carrozzina alle 3 di notte non ce la fa e arranca verso casa
Il vecchio reduce in carrozzina è sbronzo e bestemmia se gli chiedi qualcosa
E sperava nella fine del mondo che tanto sta morendo di noia
E invece neanche l’ombra di un’esecuzione, nessun giudice, nessun boia
Il siciliano non chiude mai neanche per andare a pisciare, è l’unica certezza che ho
Il siciliano non chiude mai neanche il giorno di Natale, fa tutto quel che può
Dice che intanto il tempo passa ed appassiscono anche i fiori
Ma quelli che fanno man bassa sono sempre gli stessi signori
Pino lavora almeno 23 ore su 24 ed è anni che è in pensione
Pino fa la staffetta da un aeroporto all’altro con le auto in restituzione
Ed io che mi lamento per tutto ciò che non ho fatto
Io adesso mi sento proprio un ragazzo distratto

QUARANTENA BLUES
“Canzone già pubblicata nella compilation del MEI «Fatto In Quarantena», qui in una versione più limpida e meno confusionaria. Come suggerisce il titolo, è il ritratto di una giornata tipo durante il lockdown degli scorsi mesi”


Una, due, tre Poretti da 66 le ho bevute per i cazzi miei
In questa quarantena no non vale la pena di restare sobrio per chi
D’altronde sono giorni che aspetto che torni un briciolo di normalità
E mentre mi devasto riconosco che è uno spasso perdere lucidità
Una, due, tre maratone alla TV con il tempo che non passa più
Mi dicon: “fa esercizio” ma oramai ho preso il vizio di starmene incastonato qui
Come un gioiello in un anello ho il deretano nel divano, le palpebre van sempre più giù
Con o senza luna piena, con o senza mal di schiena, canto un Quarantena Blues
Una, due, tre Poretti da 66 le ho bevute per i cazzi miei
In questa quarantena no non vale la pena di restare sobrio per chi
Come un gioiello in un anello ho il deretano nel divano, le palpebre van sempre più giù
Con o senza luna piena, con o senza mal di schiena, canto un Quarantena Blues

SCHERZI AL CANE

“Analizza il concetto che ci vuole sempre gentili anche quando veniamo trattati male, la bizzarra democrazia sociale che ci impone di lasciar correre, di “fare il superiore”, di scendere a compromessi con chi non c’è mai sceso e la conseguente frustrazione”

L’importante è essere
Bravi con tutti e
Che gli altri ci trattino da stronzi
Qualcuno ha deciso che
Sarebbe dovuta andare così
E noi l’abbiam chiamata “normalità”
Credo tu sia abbastanza intelligente da capirmi anche se non parlo
Come tutto ciò che sappiamo ma che nessuno ci ha mai insegnato
Mi annoio in maniera infame e mi tiro su facendo scherzi al cane
Mi nascondo mostrandomi
Come fanno tutti qui
Sulla propria lapide virtuale
Che rispecchia ciò che siamo noi
Coglioni, santi o eroi
In questo futuro medievale
Faranno una rievocazione storica del mio martirio
Che, senza nessun tipo di retorica, finirà in un delirio
Ma intanto non so che fare e ammazzo il tempo facendo scherzi al cane
Credo tu sia abbastanza intelligente da capire come va il mondo
Senza nulla togliere alle apparenze che ci fanno passare il giorno

ANCHE SE
“Tratta un tema delicato, l’incapacità di poter dire ad una persona che ami che certe sue scelte sono oggettivamente sbagliate o comunque discutibili, e non si parla di scelte banali ma di scelte di vita”

Potremmo parlare del tempo o del referendum
Potremmo perderci in scelte che non ci appartengono
Potremmo tentar di fuggire anche se ci prendono
Potremmo altresì abituarci al nostro inferno
E anche se l’ho solo immaginato
Non è detto che non sia vero
E anche se non te ne ho mai parlato
Non è vero che non te l’ho mai detto
Potremmo tentar di gioire anche se ci offendono
Potremmo altresì ribellarci a ciò che pretendono
E anche se mi vedi un po’ annoiato
Non è detto che lo sia davvero
E anche se non sono mai cambiato
Non è vero che debba per forza farlo
E anche se l’ho solo immaginato
Non è detto che non sia vero
E anche se non te ne ho mai parlato
Non è vero che non te l’ho mai detto
Non è vero che non te l’ho mai detto
Non è vero che non te l’ho mai detto
Non è vero che non te l’ho mai detto
Non è vero che non te l’ho mai detto

GLI STIVALI
“Già presente nell’EP «La Noia del Sabato Sera», qui con un arrangiamento diverso, che si discosta totalmente dalla versione già edita, affronta nuovamente il tema del “tempo” come qualcosa di invincibile, a cui non puoi sottrarti, con un velo di fresca malinconia, è la perfetta chiusura per questo album”


Mi lucido gli stivali per una serata fuori porta
Il buon vecchio Canali spero mi dia una scossa
E un po’ di vento non guasterebbe in quest’Italia afosa
Qualcuno dice che bisognerebbe tentare qualche altra cosa
E in un attimo ho spento le luci e ho visto tutto più chiaro
Ho fatto sogni un po’ meno truci e mi sono letto la mano
Ma se la linea della vita è lunga
Spero non sia l’ultima volta che ci baciamo
Mi lucido gli stivali per cercare qualcosa di nuovo
Ma anche con gli occhiali non capisco dove mi trovo
E un po’ di vino non guasterebbe per non sentirci soli
Qualcuno dice che bisognerebbe odiare i professori
E in un attimo ho acceso le luci e ha fatto tutto più male
Guardare a come ti riduci a stare solo a pensare
Che se la linea della vita è lunga
Ci sono ancora un po’ di cose che vorrei fare

Contatti Logan Laugelli:
https://www.facebook.com/loganlaugellimusic
https://loganlaugelli.bandcamp.com/

Head Honcho, punk rock from Seattle

Head Honcho are the first band from USA involved in Gasterecords and we’re so proud to spread their name and their records in Europe. A few month ago they released “Appetite For Distraction”, an amazing new album that stoked us since the first listen, a concentrate of energy and melody across the various kind of melodic hardcore. We absolutely wanted to talk about this records and many other things with the band themselves. Enjoy!

Hi guys! Welcome in Gasterecords’s family! Please, introduce yourself: who are Head Honcho? What’s your story? Can you explain the name you choose? We are a melodic hardcore band from Seattle, Washington (USA) made up of friends who met through music either in previous bands or in this one through introductions from other friends in the scene. Our story isn’t very exciting, Ananda and Matt (our guitar players) started Head Honcho with Jason (bass) and Clint (drums) after they had all played together previously in a Seattle band called Gutbomb. We were then introduced to PJ (vocals) from a drummer friend (thanks Noah!) and we immediately started working on songs for our first demo which came out just a few months later. Clint left the band a few years later due to an injury and our friend Doug, who is the singer and one of two amazing guitar players in the band Phantom Racer, joined us on drums (yes, he is one of those annoying people who can play everything). Jason left early this year (2020) due to needing more time for his new baby and family and our friend Justin, who also happens to sing and play in another ripping band called Antlerbag, agreed to take over on bass completing our current lineup. The name Head Honcho is kind of perfect for us in that it’s a ridiculous sounding phrase that really has no special meaning for us. I say this is perfect for us because we spend a lot of time at practice making up stupid sayings and coming up with silly song titles all for the purpose of making each other laugh. When we were thinking about names, our original drummer Clint came up with the name Head Honcho which usually means something like “the boss” or “the best” and we all thought it was completely hilarious since that is the opposite of who we really think we are. We take our music seriously but we are not serious people so the name fit perfectly as a bit of a joke.

Listening to your discography is clear that your sound is influenced by many bands and different kind of stiles, from melodic punk rock to fast and heavy Hardcore, from the 80s to nowadays. Can you mentioned some albums and some bands that make you start playing and define your own sound? Everyone is going to have different answers to this, here is what each of us thinks: Ananda – Iron Maiden (all albums), Dag Nasty (all albums but especially Can I Say and Wig Out At Denkos), RKL (all albums but Rock and Roll Nightmare was huge for me), Propagandhi (all albums), 3 inches of Blood (all albums but Fire up the Blades is unreal), Rise Against (almost all albums), A Wilhelm Scream (all albums but especially A Career Suicide and Ruiner), Anchors (all albums) Matt – Pretty similar to Ananda’s list but probably with a tinge more 80’s rock, and a c-hair of Jive. PJ – Some bands that were influential to me are Strung Out, 88 Fingers Louie, 3 inches of Blood, hot water music, jimmy eat world, rise against Doug – Propagandhi, NOFX, Devo, King Crimson, PEARS, Foo Fighters, Green Day, Lagwagon

Let’s talking about your brand new album: Appetite For Distraction. We think is very impressive, from writing to the recordings. From your point of view, there are big difference from your two previous album? Something change during the creation of this new chapter in your discography? Ananda: For me personally, there are three things that come to mind, the first is my confidence in my playing; I took lessons for the first time and because I had an excellent teacher in Davey French from Everclear (who just happened to live in my neighborhood), I was able to make more progress in my playing than I ever had before. I can’t overstate how much this helped me have the confidence to push myself during recording and not have to simplify riffs that I wouldn’t have been able to record cleanly enough in the past. Second was the fact that we did all the guitar and bass recording ourselves and re-amped the signals later which gave us much more time to get every part as close to perfect as we were able without having to worry about how many hours we were spending in the studio. The last thing that comes to mind was a weekend trip Matt and I took to a cabin his family owns far outside the city. We met for a weekend of songwriting and came out of it with something like 8 songs, many of which are on the new album. That was the most productive writing session we’ve ever had. Doug: This was my first album with the band. They did a lot of the recording process the same. Jesse O’Donnel (of the amazing band Noi!se) tracked the previous two records and he did the drums on Appetite. Jesse is awesome and has such a positive attitude, it was great to finally get to work with him! We recorded guitars and bass ourselves (mostly by Ananda). Vocals were tracked by our friend Ryan “Fluff” Bruce of YouTube and Dragged Under fame. He tracked/mixed/produced the record for my other band, Phantom Racer, which PJ guested on before I was in Honcho. PJ liked his process so much that he wanted him for Appetite. He does great work! The record was mixed by Chris Fogle who recently worked on the new PEARS and Bombpops records. I fell in love with Chris’ mixes on the first two Honcho records.. But he blew it out of the friggin water on this one! Also that PEARS record is AOTY as far as I’m concerned. Other than that, the only big difference is that this is the first record the guys played to a click on. PJ – The addition of Tap Water Doug on drums and the band acting together as one unit working towards a focused goal.

What about the lyrics? What you use to talk about in your songs? There’s something new in this album? PJ – Normally I talk about an experience, or something that’s been on my mind during a specific time in my life. On our record “Come Hither” I was dealing a lot with loss and some personal addiction issues, so there’s a lot on that record about that. With the new record my attitude and life has changed, the songs are more light hearted and looking towards the future and the anticipation of the unknown.

What’s the meaning of Sweathogg? PJ – Sweathogg was written about intense situations that appear in life and how things slow down even when life is moving so fast.

Artwork and title of your new record must have a story behind… can you tell us? Are you big fan of Gun’s and Roses? What do you think about Appetite for Destruction? Matt: Appetite For Destruction is probably in my top 5 favorite albums of all time. I remember in 1987 after seeing the video for Welcome to the Jungle on MTV I called the local Tower Records to see if they had it and the guy hadn’t even heard of them! With that said AFD is the only GnR album I like. Ananda: When the idea came up from PJ and Doug, I just thought it was too good to pass up. The silliness of the name matched with the upside down cross idea just seemed like it fit us to me. Doug: PJ has a better memory of the story than I do… but I think PJ brought up doing a take on the GNR cover and I just blurted out “Appetite for Destruction? More like ‘Appetite for Distraction’”… or something stupid like that. It might’ve been the other way around. PJ and I loved it! And contrary to their answers, the other guys were not stoked on the name. Before playing the new songs at shows, PJ would say “This is off our new album, Appetite For Distraction” just to annoy the rest of the guys haha. Yes, you read that right. We just kept telling everyone the album was called “Appetite for Distraction” and eventually the rest of the band gave up and caved, hahahaha! PJ: I had an idea years ago to do a t-shirt for the band with the Guns N Roses Appetite for Destruction artwork, but with an upside down cross and our skulls. Once we agreed on the “Appetite for Distraction” title I contacted my friend Amanda Pea and she did an amazing job. I wanted to call the album “overthinker”, but I was the only one that really liked it. Doug and I were having a conversation while we were working on a story for one of the music videos. He said “Appetite for Distraction”, i loved it and the other guys were into it too.

Tell us something about the Punk scene in your country and in your area. It’s alive? What about bands, clubs, labels and audience? Seattle has a solid punk scene as do many cities across the US and although it could be bigger, the sense of community and cooperation is huge. All the punk bands in the Seattle scene help each other out and support each other, it’s not a very competitive environment which is great for everyone. The audiences are usually very supportive and when you add a cooperative atmosphere between bands, you often get a lot of people who came for one band sticking around and checking out the others. The US scene is solid but it’s not as strong as it is in Europe and I think that has a lot to do with the differences in labor laws (there is no guaranteed vacation in the US, in fact most people do not have paid vacation here), how bands are typically paid in the US, and our government’s lack of support for the arts in general which all hinder touring. Clubs here generally don’t give guarantees to touring bands unless they are pretty big so as an unknown band passing through a small town you are not going to make much money at all. You will get some money from what people pay to get in but usually only after the sound guy gets paid and you split it with the other bands so it’s common to only make about $20 (US) at a touring show plus whatever merch you can sell. Unfortunately, almost all clubs pay bands this way so it’s a real problem that makes it very difficult to tour here. As far as local clubs, there are some good ones in Seattle that are supportive of the punk scene. The Kraken is where we played our first show and is a special venue for us. The owners are great people, they try to make sure all bands get paid and give lots of local and touring bands a place to play. The Victory Lounge, Lucky Liquor, The Plaid Pig, The Valley are local clubs that have shows and support local bands and have owners that care. There are a lot of great labels in the US punk scene but they often have very tiny budgets so they can only do a few releases per year but they make them count. Check out Tiny Dragon Music out of Seattle run by Drew Smith, formerly of Burn, Burn, Burn and now playing with our drummer Doug (in his third band) in Street Jail, they are a great example of this. Additionally, a lot of labels will help bands with distribution even if the album wasn’t released on their label. Again, cooperation over competition is what makes it work. Doug: Check out Snatchee Records, Tiny Dragon Music, N7E Records for labels. For venues in WA check out The Kraken, Airport Tav, Plaid Pig and Lucky Liquor. For bands… (shameless plug) check out my other bands Phantom Racer, Street Jail and Silent Opposition! Also check out Antlerbag, Burn Burn Burn, Hilltop Rats, Good Touch, Land of Wolves, Mables Marbles, Kids on Fire, Everything Sux, Coyote Bred, FCON, Generation Decline, Chance to Steal and probably a bunch more that I’m forgetting at the moment.

A couple of years ago you toured Europe for the first time. It was a good experience? What you appreciate the most and what you didn’t? Did you find many difference in the audience/Bands/shows/organizations between Europe and USA? Ananda: It was a top five life event for me personally (Ananda) and similar sentiments were expressed by all band members. It was such a great experience that we were set to come back last summer before COVID hit us. The appreciation and work of the promoters and club managers/owners was honestly beyond anything we’d ever experienced. From getting paid at every show to having meals cooked and served to us each night to having a place to sleep for free most nights, it’s just a very different experience than touring in the US. Every venue we played was run exceptionally well and the events were well organized, it was impressive. The audience turnout was good some nights and not so good on others but the people who did show up were incredibly supportive. It means a lot when 20 people you don’t know decide to stick around and hear your set. People also bought a decent amount of merch which really helped as well. There were some great bands we toured with (The Affect Heuristic and Fair Do’s) but there were also some cool local bands we played with at some of the venues as well. Just like the venues and the audiences, the bands were super supportive. Doug: It was amazing to finally get over to Europe for my first time! We had a blast and met so many rad people. But here’s a question… what’s up with Europe and Spliffs? I mean I know it’s hard to get weed over there but … keep your tobaccy out of my wacky tobaccy!

We know you have met many bands and friends in Europe, what’s your favorites? The bands you would like to sharing the stage (again or for the first time)? Ananda: There are genuinely too many to list but I’ll try; here are the bands that are on my list of bands I want to play with in no specific order: Darko The Affect Hueristic Money Left to Burn Rebuke Disordine Fair Do’s Requiem for Paula.P Straightline Forever Unclean The Human Project Fights and Fires Stanis Dead Neck Kill the President Matt: The solo works of Sean Arnold Doug: I’d love to play with The Affect Heuristic and Fair Do’s again. Great guys, amazing musicians and killer bands! Darko is rad obviously. There’s a UK band called Weatherstate I’ve been into for the past few years. Also would love to play with Disordine!

Pic by Adrien Way

For us punk rock is absolutely mixed with politics, it means anti-racism, anti-fascism and anti-homophobia. These year in your country a lot of think happened… how do you live this? How all of this make you feel? What’s your reaction? Ananda: While we are not an overtly political band, what’s been going on in our country impacts us all and has been a source of grave concern. We’re especially concerned about oppressive laws and violence that target already marginalized groups such as minorities, LGBTQIA+, minority religions, atheists, and anarchists because we have friends and family who belong to those groups and we can see how these things are hurting them. Learning that there are over 70 million people in the US that still support Trump despite all the laws and ethics he’s violated in attempts to hurt these groups is really difficult to accept but it is real and we have to deal with it as a country. Seeing all of this of course makes us want to do what we can to help. Being such a large problem makes it difficult to know the best way to have a positive impact but what I’ve found is that it’s the little acts that seem to have the biggest impact. Making sure to support the jobs and business of those who are impacted by these fascist attempts to divide us is one great way to help and it requires nothing more than choosing to spend your money with someone who is suffering from these actions and policies. I’ve also found that simply reaching out to check on these friends and family who are being targeted is very helpful in supporting them because many people don’t want to ask for help but if you ask instead, they will let you know what you can do to assist them. We have a long way to go. Matt: After complimenting his performance behind the kit one night a few years back, Scotty Powell from Get Dead told me something to the effect of “It doesn’t matter what room you’re in, in what city, in what country, punk rock is a worldwide community full of some of the nicest, humble, most talented people on earth no matter where you are.” That stuck with me and proved to be so true during our trip through Europe. I think being a musician amongst so many great people will always trump where anyone is from. And fuck Trump. Doug: My reaction to Trump and the police brutality is one of absolute disgust. Earlier this summer a few friends from local bands hit me up (Sam of Everything Sux, Jonny of Kids On Fire and Ronnie of Mables Marbles) about making an Anti Racism PSA video. We got 70+ Northwest bands (mostly from Washington and Oregon, but we got as far south as California) to make a video speaking out against racism, facism, police brutality, etc. Really we just gave these bands a soapbox to speak out against the things that are going on here. We called the project WARP (Washington Anti Racist Punks). You can find our videos on the Bridge City Sessions YouTube or on our facebook page (https://www.facebook.com/warppnw).

Well, that’s all. Or maybe not: choose a question and give an answer, or just talk about you want/ need/thin is important 😉 How do you think Europeans feel about bands from the US right now with all that is going on here?

[ITA]
Gli Head Honcho sono la prima band Americana a collaborare con Gasterecords e noi siamo orgogliosi di diffondere il loro nome e la loro musica in Europa.
Il Primo Maggio 2020 hanno pubblicato “Appetite For Distraction”, un nuovo incredibile album che ci ha emozionati sin dal primo ascolto, un concentrato di energia e melodia attraverso tutte le sfumature dell’HC Melodico. In questa intervista abbiamo parlato del loro nuovo disco e di un sacco di altre cose interessanti. Buona lettura!

Ciao ragazzi! Benvenuti nella famiglia di Gasterecords! Chi sono gli Head Honcho e qual è la vostra storia? Come è avvenuta la scelta del nome? Siamo una band che suona HC melodico da Seattle, Washington (USA) composta da amici che si sono conosciuti attraverso la musica, sia per i progetti precedenti di ognuno, sia tramite presentazioni di vari amici all’interno della scena.
La nostra storia non è particolarmente eccitante, Ananda e Matt (i due chitarristi) hanno iniziato il progetto Head Honcho con Jason (basso) e Clint (batteria) dopo aver suonato insieme in una band di Seattle chiamata Gutbomb. Un amico batterista (grazie Noah!) ci ha poi presentato PJ (voce) e abbiamo immediatamente iniziato a lavorare al nostro primo demo, uscito pochi mesi dopo. A causa di un infortunio, Clint ha lasciato la band pochi anni dopo e il nostro amico Doug, che è anche il cantante e uno dei due incredibili chitarristi dei Phantom Racer, è entrato nella formazione alla batteria (si, lui è una di quelle fastidiose persone che sa suonare bene qualsiasi cosa). Jason ha avuto un altro bambino e all’inizio di quest’anno ha deciso di lasciare la band per poter dedicare più tempo alla sua famiglia e il nostro amico Justin, che canta e suona anche nella band Antlerbag, ha accetto di diventare il nuovo bassista completando così la formazione attuale.
Il nome Head Honcho è perfetto per noi in quanto è una frase dal suono ridicolo che non ci descrive affatto. Dico che è perfetto per noi perché passiamo molto tempo durante le prove a inventare stupidi detti e sciocchi titoli di canzoni, tutto allo scopo di farci ridere a vicenda. Quando stavamo pensando al nome, il nostro batterista originale Clint ha inventato il nome Head Honcho che sta a significare “il capo” o “il migliore” e quindi tutti abbiamo pensato che fosse completamente esilarante dato che è l’opposto di chi/cosa siamo veramente. Prendiamo sul serio la nostra musica ma non siamo persone serie, quindi questo nome è un piccolo scherzo e si adatta perfettamente a noi.

Ascoltando la vostra discografia è chiaro che il vostro sound è influenzato da molte band e diversi generi e stili, dal punk rock più melodico all’HC più veloce e aggressivo, dalle correnti anni 80 a quelle dei giorni nostri. Potreste menzionare qualche band e qualche album che vi hanno spinto a iniziare a suonare e che hanno contribuito a creare il vostro sound? Ognuno di noi ha risposte diverse a questa domanda, eccole tutte. Ananda: Iron Maiden (tutti gli album), Dag Nasty (tutti gli album ma sopratutto Can I Say e Wig Out at Denkos), RKL (tutti gli album ma Rock’n’Roll Nightmares per me è il migliore), Propaghandhi (tutti gli album), 3 Inches Of Blood (tutti ma Fire Up the blades è incredibile!), Rise Against (quasi tutti gli album), a Wilhelm Scream (specialmente Career Suicide e Ruiner), Anchors (tutti gli album).

Matt: molto simile alla lista di Ananda ma probabilmente con più rock anni 80.

PJ: Strong Out, 88 Fingers Louie, 3 inches of blood, Hot Water Music, Jimmy Eat World, Rise Against.

Doug: Propagandhi, NOFX, Devo, King Crimson, Pears, Foo Fighters, Green Day, Lagwagon

Parliamo di Appetite for Distraction ,il vostro ultimo abum. Noi lo troviamo impressionante, dalla scrittura alla registrazione. Dal vostro punto di vista, ci sono grosse differenze con i vostri due precedenti album? È cambiato qualcosa durante la creazione di questo nuovo capitolo della vostra discografia?
Ananda: personalmente ci sono tre cose che mi vengono in mente. La prima è la mia fiducia nel mio modo di suonare, acquisita grazie al fatto che per la prima volta ho preso lezioni con un ottimo insegnante: Davey French di Everclear (che viveva nel mio quartiere). Sono riuscito a fare progressi nel mio modo di suonare. Non voglio esagerare, ma questo mi ha dato la sicurezza di spingermi oltre durante le registrazioni in modo da non dover semplificare i riff che inece in passato non sarei riuscito ad eseguire in modo sufficientemente pulito. Il secondo motivo è che tutte le parti di chitarra e basso le abbiamo registrate in autonoma per poi riamplificare le tracce successivamente in studio, il che ci ha dato molto di più tempo per ottenere ogni parte il più vicino possibile alla perfezione senza doversi preoccupare di sprecare ore in studio. L’ultima cosa che mi viene in mente è il viaggio fatto con Matt in un fine settimana in una baita che la sua famiglia possiede fuori città, ci siamo incontrati li per comporre e ne siamo usciti otto canzoni, molte delle quali sono state inserite nel nuovo album. Questa è stata la sessione di scrittura più produttiva che abbiamo mai fatto.

Doug: questo è stato il mio primo album con la band. Jesse O’Donnel (della fantastica band Noi!Se) ha registrato i due dischi precedenti e si è occupato delle registrazioni delle parti di batteria di Appetite. Jesse è un grande e ha un atteggiamento davvero positivo, è stato fantastico poter finalmente lavorare con lui! Abbiamo registrato chitarre e basso da soli (principalmente da Ananda). Le voci sono state registrate dal nostro amico Ryan “Fluff” Bruce di YouTube e Dragged Under. Ha registrato, mixato e prodotto il disco anche dell’altra mia band, i Phantom Racer, in cui PJ era ospite prima che io entrassi negli Head Honcho. A PJ piaceva così tanto il suo approccio che lo voleva per Appetite. Il disco è stato mixato da Chris Fogle che ha recentemente lavorato ai nuovi dischi PEARS e Bombpops. Mi sono innamorato dei mix di Chris nei primi due dischi degli Head Honcho, ma qui si è superato! Anche nei dischi di PEARS e AOTY per quanto mi riguarda. Inoltre, l’unica grande differenza è che questo è il primo disco in cui i ragazzi hanno suonato a click.

PJ : L’aggiunta di Tap Water Doug alla batteria e la band che ha lavorato unita per un obiettivo mirato.

Cosa potete dirci a proposito dei vostri testi? Di cosa parlano le vostre canzoni? C’è qualcosa di nuovo in questo album soot questo punto di vista?
PJ: Normalmente parlo di un’esperienza, o di qualcosa che mi è venuto in mente durante un periodo specifico della mia vita. Nel nostro disco “Come Hither” avevo a che fare molto con la perdita e alcuni problemi di dipendenza personale, quindi c’è molto in quel disco a riguardo. Con il nuovo disco il mio atteggiamento e la mia vita sono cambiati, le canzoni sono più leggere e guardano al futuro.

Qual è il significato di Sweathögg?
PJ: Sweathögg parla di situazioni intense che accadono nella vita e di come, a volte, le cose rallentano anche quando la vita si muove molto velocemente.

L’artwork e il titolo del tuo nuovo disco devono avere una storia alle spalle, potete raccontarcela? Siete dei grandi fan dei Gun’s and Roses? Cosa ne pensate di Appetite for Destruction?
Matt: Appetite For Destruction è probabilmente tra i miei 5 migliori album preferiti di tutti i tempi. Ricordo che nel 1987, dopo aver visto il video di Welcome to the Jungle su MTV, ho chiamato la Tower Records locale per vedere se ce l’avevano e il ragazzo non ne aveva nemmeno sentitoparlare! Detto questo, AFD è l’unico GnR album mi piace.

Ananda: Quando l’idea è nata da PJ e Doug, ho pensato che fosse troppo bello per lasciarsela  sfuggire. La stupidità del nome abbinata all’idea della croce capovolta sembrava proprio che si adattasse.

Doug: PJ ha una memoria della storia migliore di me, ma penso che PJ abbia presentato una versione della copertina di GNR e io ho semplicemente storpiato “Appetite for Destruction” in “Appetite for Distraction” o qualcosa di stupido del genere. Potrebbe essere stato il contrario. PJ e io lo adoravamo! Gli altri ragazzi non erano entusiasti del nome. Prima di suonare le nuove canzoni ai concerti, PJ diceva “Questo è il nostro nuovo album, Appetite For Distraction” solo per infastidire il resto dei ragazzi. Sì, avete letto bene. Continuavamo a dire a tutti che l’album si chiamava “Appetite for Distraction” e alla fine il resto della band si arrese e cedette!

PJ: Ho avuto l’idea anni fa di fare una t-shirt per la band con l’artwork Appetite for Destruction dei Guns N Roses, ma con una croce capovolta e i nostri teschi. Una volta concordato il titolo “Appetite for Distraction”, ho contattato la mia amica Amanda Pea e ha fatto un ottimo lavoro. Volevo chiamare l’album “overthinker”, ma ero l’unico a cui piaceva davvero. Doug e io stavamo conversando mentre stavamo lavorando a una storia per uno dei video musicali. Ha detto “Appetite for Distraction”, l’ho adorato.

Diteci qualcosa sulla scena punk del vostro paese e della vostra zona. È viva? Parlateci delle band, delle venue, etichette e del pubblico. Seattle ha una scena punk solida, così come molte altre città negli USA, e, anche se potrebbe essere più grande, il senso di comunità e cooperazione è fortemente sentito. Tutte le punk band della scena di Seattle si aiutano e supportano a vicenda, non è una situazione competitiva ed è la cosa migliore per tutti. Il pubblico solitamente supporta molto, e quando crei un atmosfera si supporto tra band, chi viene per sentirne una ascolta anche tutte le altre.
La scena americana è solida ma non come quella europea, penso che questo abbia molto a che fare con le differenze delle leggi sul lavoro (non ci sono ferie garantite negli Stati Uniti), di come le band sono generalmente pagate negli Stati Uniti e dala mancanza di supporto da parte del nostro governo relativamente all’arte. I club qui generalmente non danno un cachet garantito alle band in tour a meno che non siano abbastanza grandi, quindi una band sconosciuta di passaggio in una piccola città non guadagna affatto molti soldi; questo dipende dal costo del biglietto di ingresso al locale, che generalmente viene utilizzato per pagare il fonico e successivamente e il resto viene diviso tra le band, quindi è comune guadagnare circa 20 dollari a concerto in tournée, più quello che riesci a vendere dal merch. Sfortunatamente, quasi tutti i club pagano le band in questo modo.
Per quanto riguarda i club locali, ce ne sono alcuni buoni a Seattle che supportano il punk. Il Kraken è dove abbiamo suonato il nostro primo concerto e per noi è un luogo speciale. I proprietari sono persone fantastiche, cercano di assicurarsi che tutte le band vengano pagate e danno a molte band un posto dove suonare. The Victory Lounge, Lucky Liquor, The Plaid Pig, The Valley sono altri club locali che organizzano molti live, supportano le band locali e hanno proprietari che si prendono cura di loro.
Ci sono molte grandi etichette nella scena punk americana, ma spesso hanno budget molto piccoli e possono pubblicare solo pochi dischi all’anno ma alla quale ci tengono molto. Date un’occhiata alla Tiny Dragon Music di Seattle gestita da Drew Smith, ex Burn, Burn, Burn e che ora suona con il nostro batterista Doug (nella sua terza band) Street Jail. Inoltre, molte etichette aiutano le band con la distribuzione anche se l’album non è stato pubblicato dalla loro etichetta. Anche qui, la cooperazione è superiore alla concorrenza, ed è ciò che fa funzionare tutto.

Doug: Come etichette date un’occhiata anche a Snatchee Records, Tiny Dragon Music, N7E Records.i locali a WA invece: The Kraken, Airport Tav, Plaid Pig e Lucky Liquor.
Per le band (pubblicità spudorata) cito le mie altre band Phantom Racer, Street Jail e Silent Opposition! Ascoltate anche Antlerbag, Burn Burn Burn, Hilltop Rats, Good Touch, Land of Wolves, Mables Marbles, Kids on Fire, Everything Sux, Coyote Bred, FCON, Generation Decline, Chance to Steal e molte altre ancora che al momento sto dimenticanto.

Un paio d’anni fa siete venuti in tour in Europa per la prima volta. È stata una bella esperienza? Cosa avete apprezzato di più e cosa non avete gradito? Avete riscontrato molte differenze nel pubblico / nelle band / nei concerti/ nell’organizzazione tra Europa e USA?
Ananda: Per me è stato uno dei primi cinque eventi della vita, e sentimenti simili sono stati espressi da tutti i membri della band. È stata un’esperienza così bella che saremmo tornati la scorsa estate prima del blocco dovuto al Covid. L’apprezzamento e il lavoro dei promoter e dei  proprietari dei club era al di là di qualsiasi cosa che avessimo mai sperimentato. Dall’ essere pagati ad ogni spettacolo ad avere cene servite ogni sera fino a trovare un posto dove dormire gratuitamente. È un’esperienza molto diversa dal tour negli Stati Uniti. Ogni luogo in cui abbiamo suonato era gestito eccezionalmente e gli eventi sono stati ben organizzati, è stato impressionante. L’affluenza al pubblico è stata buona alcune sere e non così buona in altre, ma le persone che si sono presentate sono state incredibilmente di supporto. Significa molto quando venti persone che non conosci e non ti conoscono decidono di venire e restare ad ascolta il tuo set. Il pubblico ha anche acquistato una discreta quantità di merchandising che ci ha davvero aiutato. In tour siamo andati con due band fantastiche (The Affect Heuristic and Fair Do’s) ed abbiamo condiviso il palco anche con alcune band locali che ci hanno supportati alla grande.

Doug: è stato fantastico suonare finalmente in Europa per la mia prima volta! Ci siamo divertiti

molto e abbiamo incontrato tante persone fantastiche. Ma ecco una domanda: cosa succede in Europa con le canne? Voglio dire so che è difficile viaggiare con l’erba ma…” keep your tobaccy out of my wacky tobaccy!”

Sappiamo che avete incontrato e conosciuto molte band e amici in Europa, quali sono i vostri preferiti? Le band con cui vorreste condividere il palco (di nuovo o per la prima volta)?
Ananda: Ce ne sono davvero troppi da elencare ma ci proverò, ecco le band con la quale vorrei supnare: Darko, The Affect Hueristic, Money Left to Burn, Rebuke, Disordine, Fair Do’s, Requiem for Paola.P, Straightline, Forever Unclean, The Human Project, Fights and Fires, Stanis, Dead Neck, Kill the President.

Matt: il progetto solista di Sean Arnold.

Doug: mi piacerebbe suonare ancora con i The Affect Heuristic e i Fair Do’s. Grandi persone, ottimi muscisti e band incredibili! Ovviamente anche i Darko. C’è una band inglese chiamata Weatherstate alla quale mi sono appassionato negli ultimi anni. Inoltre mi piacerebbe suonare molto con i Disordine!

Per noi il Punk Rock è strettamente legato alla politica, significa anti-razzismo, antifascismo, anti-omofobia. Quest’anno nel vostro paese sono successe un sacco di cose, come avete vissuto tutto questo? Come vi siete sentiti? Quali sono state le vostre reazioni?
Ananda: Anche se non siamo una band apertamente politica, quello che sta succedendo nel nostro paese ha un impatto su tutti noi ed è stato motivo di grave preoccupazione. Siamo particolarmente preoccupati per le leggi oppressive e la violenza che prendono di mira gruppi già emarginati come minoranze, LGBTQIA +, religioni minoritarie, atei e anarchici perché abbiamo amici e familiari che appartengono a quei gruppi e possiamo vedere come queste cose li stiano danneggiando. Apprendere che ci sono oltre 70 milioni di persone negli Stati Uniti che ancora supportano Trump nonostante tutte le leggi e l’etica che ha violato nel tentativo di danneggiare questi gruppi è davvero difficile da accettare, ma è reale e dobbiamo affrontarlo. Vedere tutto questo ovviamente ci fa spinge a fare il possibile per aiutare chi ha bisogno. È difficile vedere la soluzione di un grosso problema come questo ma quello che ho scoperto è che sono i piccoli gesti che sembrano avere il maggiore impatto. Sostenere il lavoro e le attività di coloro che sono colpiti da questi tentativi fascisti di dividerci è un modo per aiutare e non richiede altro che investire i propri soldi con qualcuno che soffre a causa di queste azioni e politiche. Ho anche scoperto che contattando questi amici e familiari è fondamentale perché molte persone non vogliono chiedere aiuto ma se invece ti proponi ti faranno sapere cosa puoi fare per loro. Abbiamo una lunga strada da percorrere.

Matt: Dopo aver fatto i complimenti per la sua performance una sera di qualche anno fa, Scotty Powell dei Get Dead mi ha detto qualcosa sul tipo “Non importa in quale stanza ti trovi, in quale città, in quale paese, punk rock è una comunità mondiale piena di alcune delle persone più simpatiche, umili e di talento della terra, non importa dove ti trovi “. Questo è emerso anche durante il nostro viaggio attraverso l’Europa. Penso che essere un musicista tra così tante persone fantastiche trionferà sempre a prescindere da dove provieni. E fanculo Trump.

Doug: La mia reazione a Trump e alla brutalità della polizia è di assoluto disgusto. All’inizio di questa estate alcuni amici di band locali mi hanno contattato (Sam di Everything Sux, Jonny di Kids On Fire e Ronnie di Mables Marbles) per la realizzazione di un video PSA anti-razzismo. Abbiamo avuto più di 70 band del Nordovest (principalmente da Washington e Oregon, ma siamo arrivati a sud fino alla California) per fare un video contro il razzismo, il fascismo, la brutalità della polizia. In questo modo abbiamo dato a queste band un palcoscenico per manifestare contro i fatti che stanno succedendo qui. Abbiamo chiamato il progetto WARP (Washington Anti Racist Punks). Puoi trovare i nostri video su Bridge City Sessions YouTube o sulla nostra pagina Facebook (https://www.facebook.com/warppnw).

Ringraziamo gli Head Honcho per questa bella intervista, li aspettiamo dal vivo in Italia!

Ecco dove potete trovarli:
Bandcamp: headhonchomusic.bandcamp.com/
Facebook: HeadHonchoGeorgetown

Fregare il tempo: il nuovo disco di Logan Laugelli

Logan Laugelli, cantautore bergamasco e componente della band garage-folk Le Madri Degli Orfani, presenta il nuovo album dal titolo “Fregare il tempo” a distanza di tre mesi dall’uscita del singolo «Non Mi Fido».

“Fregare il tempo” è il quarto album da solista e arriva dopo la trilogia “Canzoni Segrete”, homerecordings che spaziano dal rock al pop, dal folk alla psichedelia, a cui
hanno partecipato numerosi artisti emergenti del panorama indie lombardo, e “La noia del sabato sera”, EP di cinque tracce registrato nel 2016 e pubblicato a gennaio dell’anno successivo. Come per i precedenti lavori Logan ha scritto, arrangiato, suonato e registrato l’intero disco in solitaria coinvolgendo PierPaolo Alessi del Gotama Studio per il mastering.

L’album è una raccolta di pensieri, di personaggi reali e urbano-mitologici, di sentimenti, di paranoie. Il sound è caratterizzato dalla chitarra acustica a cui danno colore le tastiere, volutamente portanti negli arrangiamenti, il basso minimale e le chitarre elettriche, che in questo lavoro vengono messe in secondo piano, e la batteria elettronica scritta totalmente da zero.

Tracklist:
– Intro
– Fregare il tempo
– Beati Voi
– Non mi fido
– Ragazzo distratto
– Intermezzo
– Quarantena Blues
– Scherzi al cane
– Anche se
– Gli Stivali

Il disco è disponibile in formato fisico e digitale dal 07 Dicembre 2020, è stato pubblicato con il supporto dell’etichetta indipendente Gasterecords ed è stato anticipato dal singolo “Fregare il tempo”, un brano che affronta il tema del “diventare grandi”.

Artista : Logan Laugelli
Titolo : Fregare il tempo
Genere: Indie Folk
Durata : 29′ 30″
Descrizione : LP
Confezione : CD Digipack
Distribuzione : Logan Laugelli, Gasterecords, Do It Your Shop
Numero di catalogo: GAS006
Anno : 2020
Registrazione e mixaggio: Logan Laugelli
Mastering: PierPaolo Alessi al Gotama Studio
Grafiche: Logan Laugelli

Contatti:
https://www.facebook.com/loganlaugellimusic
https://loganlaugelli.bandcamp.com/


ZiDima: storie estreme, liberatorie e coraggiose

“Del nostro abbraccio ostinato in questa crepa in fondo al mare” è il nuovo disco degli ZiDima ed è stato pubblicato il 10.10.2020 in vinile, cd e digitale grazie al supporto di Boned Factory, Brigante Records, Fresh Outbreak Records, Gasterecords, I Dischi del Minollo, In Circle Records, Nel Mio Nome Dischi, True bypass.

In questa intervista ci hanno raccontato la loro storia e come è nato questo nuovo disco che ci ha fatto esplodere il cuore.

Gli ZiDima nascono alla fine degli anni ’90. Come nasce il nome del progetto e come si è evoluto il gruppo e il suo suono in questi anni?
Il primo demo è del 1999 e di quella formazione originaria è rimasto Roberto, fondatore e chitarrista della band. Zi’Dima è il nome di un personaggio di una novella di Pirandello, “La Giara”. Erano gli anni della prima e già tragica ascesa della lega lombarda, e sin da subito volevamo prendere la più marcata e totale distanza da certe tematiche, scegliendo anche un po’ provocatoriamente un nome siciliano per una band milanese formata (all’epoca) da 4 milanesi.
La storia di quel personaggio è fatta di umanità, generosità e cocciutaggine, tutti valori che ci piaceva potessero venire identificati con la nostra musica. Negli anni la line-up ha affrontato diversi cambiamenti, ci sono stati momenti in cui avevamo due chitarristi e (agli esordi) una voce femminile. Abbiamo comunque sempre scritto e cantato in italiano. Per quanto riguarda il sound si è via via irrobustito e innervosito e incattivito, anche se le chitarre distorte e dissonanti, le voci parlate/urlate e i riferimenti al noise-rock sono presenti sin dall’ep “L’attesa” datato 2004. Dopo vari singoli e partecipazioni a diverse compilation, il nostro primo disco esce nel 2009: “Cobardes”, con l’arrivo di Cosimo al basso. Il secondo, “Buona sopravvivenza” del 2015, è nato con l’ingresso di Franq alla batteria. Manuel invece è nel gruppo dal 2002, quindi con questo nuovo album lui e Roby festeggiano ben 18 anni di “convivenza sonica”.

“Vale” è accompagnata da un video stupendo, girato al Foa Boccaccio di Monza, posto a cui siete molto legati. Negli anni gli spazi sociali stanno via via scomparendo (notizia recente è a rischio pure il Boccaccio) e di conseguenza il panorama musicale che gli gravita attorno è mutato. Come valutate la situazione oggi comparandola a quella che avete vissuto agli inizi?
Il Boccaccio però non sta scomparendo, sta resistendo e sta portando avanti la sua battaglia contro un’assurda minaccia di sgombero; invitiamo quindi tutti a seguire le iniziative che i ragazzi stanno portando avanti e che sono segnalate sul sito
boccaccio.noblogs.org.
Per quanta riguarda il video, suggella il legame che c’è tra noi come band e come persone e questo centro sociale che frequentiamo da quasi 10 anni. L’idea e la realizzazione sono state curate con grande passione e professionalità dai ragazzi del Boccaccio, e noi crediamo che il video di “Vale” rappresenti e celebri a dovere le anime che tengono vivi questi spazi. Il discorso sul panorama musicale che vi gravita attorno è più articolato. Vediamo band giovanissime con proposte musicali molto estreme (e anche molto coraggiose), che magari spaziano dal grindcore al powerviolence alla techno all’elettronica sperimentale. Sarà anche per via degli strumenti a disposizione: oggi rispetto a una chitarra e un basso, sono più accessibili un computer, una tastiera, un programma craccato. E forse sta venendo un pò meno anche tutto l’aspetto legato al Do It Yourself, alla contaminazione tra generi musicali, al suonare dal vivo in contesti diversi, magari in serate o festival con proposte anche piuttosto distanti tra loro, ma accomunate da una stessa attitudine. Oggi sembra invece che sia prioritario caricare un brano su youtube piuttosto che salire su un palco, e il disco inteso come supporto fisico e anche come concept album è un’idea romantica che fa fatica a resistere. Tutto ciò per dire che il nostro genere di riferimento, diciamo il “rock alternativo”, sta diventando ancora più di nicchia e ha come riferimento un pubblico più adulto.
Ma è un processo naturale, è il classico e doveroso cambio generazionale: sono diverse le influenze e gli stimoli, diversi gli strumenti e i mezzi a disposizione, diversi i fenomeni sociali e anche di moda (quando abbiamo iniziato tutti suonavano o ascoltavano il grunge, oggi fanno tutti rap o la trap).

I brani del disco ci raccontano delle storie. 7 personaggi (+1) in cui è facile immedesimarsi (ad eccezione del +1). Si narrano sconfitte personali il tutto in una tonalità grigia e cupa.
Permane comunque un senso di vittoria e rivalsa finale, un invito ad alzare la testa anche nei giorni più no. Come nascono o da dove arrivano queste storie?

Ci piace molto che venga sottolineato qui e nelle recensioni che stanno arrivando il senso di rivalsa di queste storie, non perchè amiamo il lieto fine scontato, ma perché era uno degli aspetti che ci avevano colpito e che volevamo fare emergere: sono storie reali di persone con cui siamo entrati in contatto, e con alcuni di loro ci sono anche forti legami affettivi. E sono sì storie che parlano di sconfitte personali e momenti di sconforto e di criticità anche pesanti, ma raccontano anche e soprattutto di scelte, forse estreme ma quasi sempre liberatorie e coraggiose. I 7 nomi dei personaggi sono quelli dei titoli delle canzoni, quindi “Vale”, “Chiara”, “Anna K.”, “Roby”, “Zita”, “Paolo e Rocco”. Poi c’è “Emme”, che è capitolo a parte: è più uno sfogo, un fiume di rabbia che poteva solo straripare. Manuel ha voluto mettere un punto bello chiaro per ricordare che i tanto derisi “buonisti”, in passato a certi sciacalli e disumani hanno riservato un trattamento emblematico: li hanno fatti sventolare, appesi a testa in giù.

Parlando invece dell’aspetto puramente esecutivo, come nasce una canzone degli ZiDima? Partite dalle parole o dai suoni?
Partiamo sempre da improvvisazioni strumentali, che poi si sviluppano e sulle quali solo più avanti si aggiunge un testo.
Abbiamo sempre avuto questo tipo di approccio: lasciarsi un pò andare fino a sfogarsi e a farsi trascinare dalla musica. Poi ovviamente ne curiamo le strutture, gli arrangiamenti. Ma la prima fase è di improvvisazione totale. Vero anche che suonando insieme da molti anni, sappiamo già in partenza a che tipo di brano e verso quale direzione stiamo andando in contro. Per le canzoni di questo album abbiamo infatti cercato di evitare di riproporre le stesse dinamiche in cui ci troviamo “naturalmente” a nostro agio, e abbiamo lavorato molto più che in passato su stacchi, passaggi armonici o disarmonici, ma anche sui suoni, le “melodie”, i cori. Poi qualcosa di pancia come “Emme” c’è sempre: il classico pezzo che così è nato, così è stato registrato.

Oltre la nostra etichetta, ci sono altre sette realtà che hanno collaborato all’uscita del disco, come vi siete conosciuti e quale significato ha per voi questo tipo di supporto?
Voi siete stati i primissimi a cui abbiamo mandato i brani mixati.
Ricordiamo bene che anni fa Fabio ci aveva intervistato per Radio Onda d’Urto e poi aveva organizzato un concerto nel bresciano.
Appena ha saputo che stavamo per entrare in studio, ci ha proposto la collaborazione con Gasterecords. Quindi ci ha proprio inseguito. E noi siamo strafelici che l’abbia fatto. Le altre etichette le abbiamo cercate in seguito: alcune si erano già occupate di “Buona Sopravvivenza”, con altre ci siamo incrociati per caso e avvicinati per affinità. Il supporto delle 8 label che sono dietro questo nuovo album è stato fondamentale: primo perché senza questo contributo non saremmo mai riusciti a stampare in vinile, e poi per tutto quel caloroso vortice di consigli e suggerimenti e contatti e stimoli che servono per far girare bene il disco e che spesso sfocia in nuove occasioni per conoscere anche altre realtà, altre band e dividere palchi.

Sappiamo che in questo periodo particolare non è per niente facile organizzare concerti e promozione del disco, ma quali saranno le vostre prossime tappe?
Per quanto riguarda i concerti, vista la situazione, è già tanto aver fatto la data di presentazione al Boccaccio, nel momento e nel posto in cui volevamo, davanti a chi ci ha sempre sostenuto.
Ovviamente con l’aggravarsi dell’emergenza Covid altre date che avevamo chiuso o che erano in prossimità di chiusura, sono saltate.
Ma non ci abbattiamo e contiamo di recuperarle appena sarà possibile. Certo arrivare a fare più di 40 concerti come per il disco precedente in questo momento sembra un’impresa, ma ci faremo trovare pronti per quando tutto tornerà alla normalità.
Intanto useremo questo periodo per spingere con la promozione dell’album e per cercare di fare circolare queste canzoni il più possibile. Anche con il vostro prezioso aiuto.

Ringraziamo gli ZiDima per la collaborazione!
https://www.zidima.it/

Gli ZiDima presentano il nuovo album “Del nostro abbraccio ostinato in questa crepa infondo al mare”

“Del nostro abbraccio ostinato in questa crepa in fondo al mare” è il nuovo disco degli
ZiDima e verrà pubblicato il 10.10.2020 in vinile, cd e digitale grazie al supporto di Boned Factory, Brigante Records, Fresh Outbreak Records, Gasterecords, I Dischi del Minollo, In Circle Records, Nel Mio Nome Dischi, True bypass.

Il disco è composto da sette canzoni, sette storie, sette personaggi (più uno).
Una sorta di piccolo specchio del mondo reale con cui abbiamo finalmente fatto i conti. Un titolo lungo e pretenzioso, che è anche un riferimento diretto al periodo e al modo in cui è nato questo disco. Le canzoni raccontano le inquietudini e le scelte, quasi sempre estreme e liberatorie, di persone con cui siamo entrati in contatto, e portano i loro nomi. Le chitarre in primo piano, le voci urlate e i colpi di basso e batteria diretti alla bocca dello stomaco, l’eco di un’immagine di ragazzi abbracciati sul tetto di un centro sociale, i combattenti di oggi e quelli di ieri, le invettive, le fughe e gli scenari apocalittici, le nostre cicatrici e una manciata di esplicite citazioni. “Del nostro abbraccio ostinato in questa crepa in fondo al mare” racchiude soprattutto questo ed è dedicato a chi continua a sentirsi vivo e pericoloso. Come una piccola e cocciuta minaccia, per quanto nascosta e distante possa sembrare oggi.

TRACKLIST:

  1. VALE
  2. CHIARA
  3. EMME
  4. ANNA K.*
  5. ROBY
  6. ZITA
  7. PAOLO E ROCCO

Il disco è disponibile in streaming e download sulle principali piattaforme digitali e su ZIDIMA.IT, in formato CD e vinile (rosso e nero), oltre alla nostra etichetta è supportato da diverse etichette e realtà presenti nel panorama indipendente e underground nazionale come:

  • BONED FACTORY [ bonedfactory.blogspot.com ]
  • BRIGANTE RECORDS [ briganterecords.altervista.org ]
  • FRESH OUTBREAK RECORDS [ freshoutbreak.bandcamp.com ]
  • GASTERECORDS [ gasterecords.wordpress.com ]
  • I DISCHI DEL MINOLLO [ minollorecords.com ]
  • IN CIRCLE RECORDS [ incirclerecords.com ]
  • NEL MIO NOME DISCHI [ musicanelmionome.bandcamp.com ]
  • TRUEBYPASS [ facebook.com/truebypass.tbp ]

Ecco il video ufficiale di “Vale”:

Logan Laugelli presenta “Non mi fido”

Abbiamo conosciuto Logan Laugelli tempo fa, quando andava di moda MySpace, e grazie a quel social abbiamo avuto i primi contatti per poter organizzare i concerti con la sua band, Le Madri degli Orfani.

Dopo anni di svariati incontri e bevute, inizia questo nuovo percorso di collaborazione ufficiale tra Gasterecords e il suo progetto solista. Logan Laugelli è un cantautore folk dall’anima punk, di quelli che piacciono a noi, che a distanza di tre anni dal precedente lavoro “La Noia del Sabato Sera”, torna con un nuovo singolo “Non Mi Fido” supportato dalla nostra etichetta.

Il brano è un ironico power-pop che prende in giro le contraddizioni dell’essere umano, il video ufficiale rispecchia in immagini il contrasto raccontato nel testo.

“Non Mi Fido”, anticipa l’album “Fregare Il Tempo” prevista per fine anno, è stato pubblicato Martedì 01 Settembre 2020 in collaborazione con Gasterecords ed è disponibile nei principali store digitali.

Logan Laugelli Facebook: https://www.facebook.com/loganlaugellimusic
Logan Laugelli Bandcamp: https://loganlaugelli.bandcamp.com/

Lacrime di cemento dei Crancy Crock

I nostri Crancy Crock presentano il nuovo singolo “Lacrime di cemento“.

La canzone è ispirata ai fatti del 14 agosto 2018, giorno del crollo del Ponte Morandi, tragedia in cui persero la vita quarantatre persone e altre centinaia si trovarono sfollate.
E’ un grido tutto d’un fiato, con il quale la band, seppur non coinvolta in prima persona, ha sentito l’esigenza di esprimere la propria rabbia riguardo a una tragedia annunciata che ancora una volta poteva essere evitata.

Il singolo, prodotto dai Crancy Crock, supportato dalla Gasterecords e Samoan Records, registrato al Crancy Studio da Dario Campana, mixato e masterizzato da Giovanni Bottoglia alla Indiebox Music Hall, è stato pubblicato il 03 agosto 2020 alle 18:30, orario in cui a Genova è stato inaugurato il Ponte San Giorgio, il “nuovo Ponte Morandi”.
Questa concomitanza per ribadire simbolicamente che non ci si può permettere di dimenticare quanto accaduto.

Link:
Sito web: www.crancycrock.it
Facebook: www.facebook.com/crancycrock
Instagram: www.instagram.com/crancycrock
YouTube: www.youtube.com/user/crancycrock

Inaugurato il nostro negozio on-line

Ringraziamo Doityourshop che ci ha concesso lo spazio e la possibilità di pubblicare il nostro negozio online.

https://www.doityourshop.com/-/gasterecords

Potete trovare le seguenti collaborazioni, alcune recenti ed altre più datate:

DISORDINE – Basta il pensiero (2013)
Crancy Crock – Moderno Medioevo (2014)
Crancy Crock – Nuovi eVenti (2017)
DISORDINE – Pianosequenza (2018)
Question Mark – Inner Call (2019)
Aymara – Aymara (2020)
This Fall – Not even time to die (2014)
Sanpietro – Sanpietro (2013)
La Folkeria – Per inciso (2010)

Restate connessi che lo shop sarà in continuo aggiornamento.

Le Virgolette presentano “Let it beef”

Dare spazio a gruppi locali con la voglia di suonare e affacciarsi alla “scena” è tra le cose che preferiamo fare, per questo la chiacchierata di oggi la facciamo con Le Virgolette, band nata oltre un decennio fa ma che solo recentemente ha deciso di intraprendere il percorso di una band emergente, scrivendo pezzi propri e provando ad allargare la loro attività live.
Questo cambio li ha portati ad auto prodursi due album di puro e classico rock’n’roll, l’ultimo dei quali è uscito poche settimane fa e che non vedono l’ora di farci ascoltare.
Buona lettura!

Ciao ragazzi e benvenuti. Presentatevi e parlateci un pò di voi, di come è nata la band e di cosa è cambiato dalla prima volta che avete suonato insieme.
Eccoci qua, allora questa è la nostra prima intervista ufficiale e siamo parecchio gasati. Vi ringraziamo di concederci spazio e presentarci a chi non ci conosce. Siamo un trio di amici di vecchia data (più che di musicisti) che nel lontano 2002 hanno deciso di comprare degli strumenti musicali senza esserne capaci di suonarli. (Lo si può dire tranquillamente anche di adesso ah ah ah). Ci dividiamo gli strumenti in questo modo: La chitarra ed il microfono toccano a Steven, l’altro microfono ed il basso sono presi in carico da Agi e la batteria è suonata da Marco alias Bargiulì.
La prima volta che affrontammo il pubblico ce la ricordiamo molto bene, era il 2003 ed aprivamo il concerto ad un’altra band, per la chiusura dell’anno scolastico in un palazzetto davanti a 100/150 studenti…non male eh come first time, no??Avevamo una scaletta davvero minimal, 3 brani! (2 cover punk e un 1 pezzo nostro, ovviamente punk, che abbiamo inciso molti anni dopo nel nostro primo Cd “Dirty Sound From The Rock)
Ora siamo un tantino cambiati, (siamo diventati decisamente più belli ed affascinati) e il punk dei primissimi tempi ha lasciato il posto ad un rock n roll , o meglio ad un “Dirty Rock” semplice, sporco, imperfetto ma diretto, senza tanti fronzoli o virtuosismi , e la scaletta è un tantino più corposa…eh!

Come avete scelto il vostro nome? E i titoli dei vostri album? Anche loro hanno una storia?
Questa domanda ci fa molto piacere, perché in un certo senso il nome è nato pensando alla richiesta pratica. La risposta è complessa ma cerchiamo di spiegarci al meglio.
Una sera dell’inverno del 2001, Io (Marco) e Steven (quando nessuno di noi possedeva uno strumento, ma avevamo in mente di formare un gruppo, una band o per dirla in stile vintage un “complesso”) eravamo seduti sul sagrato della chiesa a berci una birra, forse anche più di una, immaginando le locandine del nostro ipotetico futuro gruppo affisse sulle porte dei locali.
L’intenzione era di non dare il nome al gruppo, (volevamo essere alternativi no?!), per questo l’idea era di un nome in inglese, tipo “NO NAME” ma di fatto se avessimo deciso di chiamarci “NO NAME” era a tutti gli effetti un nome…
Allora abbiamo pensato: < Non chiamiamoci in nessun modo, sulle locandine dei concerti ci sarà scritto, questa sera si esibiscono: “spazio vuoto” >. Poi riflettendo al lato pratico della cosa, ossia quando ti chiedono il nome della band, non puoi non fiatare, non puoi dire che non c’è un nome, risulta complicato, quindi avendo ancora in mente quella benedetta locandina virtuale, ci siamo detti:<Ma se tra le “” lasciamo lo spazio vuoto, la gente vedrà solo questi due simboli “” …. allora perché non ci chiamiamo “Le Virgolette”?? Detto fatto !
Siamo riusciti a farci capire?? (è stato più facile inventare il nome che cercare di spiegarlo!!).
Sì, i titoli dei nostri Album hanno una storia.
Abbiamo deciso di intitolare il nostro primo lavoro “Dirty Sound From The Rock” perché per “suono sporco” intendiamo il nostro modo di suonare, a volte grezzo e senza ricamini, creato da una chitarra elettrica ruspante e dall’unita ritmica solida come il granito (Cit.) , ma anche per l’economia dell’attrezzatura con cui è stato registrato; mentre “dalla roccia” si riferisce alla location in cui l’abbiamo registrato e dove da anni facciamo le prove (il Baitello), una cascina, appunto, sulle rocce di Predore. Venendo all’ultimo lavoro “Let It Beef” la lettura è aperta, potete associare questo nome ad un “Let It Be” dei Beatles o un “let It Bleed” degli Stones (eh eh) oppure cambiare totalmente prospettiva e pensare ai grandi allevamenti intensivi di bovini che stanno distruggendo il pianeta, (dicono), a chi si ingozza di gusto di hamburger fino a scoppiare e chi invece mangia solo roba verde discriminando i “cannibali mangiatori di cadaveri” … (dicono) Insomma volevamo un nome poliedrico.
(nelle risposte successive scoprirete la vera storia di “Let It Beef”).

Quali sono i vostri ascolti, i vostri artisti di riferimento? Sono gli stessi di quando avete iniziato o sono variati negli anni?
All’inizio, ascoltavamo, come molti ragazzi della nostra età, musica punk rock.
Dagli italiani Punkreas, Pornoriviste, Derozer, a band internazionali dai Sex Pistols, Ramones, New York Dolls, ai Rancid, NOFX, Pennywise (giusto per citare i primi che ci vengono in mente, però dai, il genere l’avete capito).
Bellissimo il periodo in cui i Nirvana erano la colonna sonora dell’intera giornata.
Poi crescendo gli ascolti sono cambiati andando a ritroso nel tempo in una ricerca sonora dai classici artisti del Rock/Blues come Rolling stones, (che il nostro Batterista ha sempre ascoltato anche quando era un punkettone) Lou reed, Pink Floyd, Clapton ai vecchi bluesman neri Buddy Guy, Muddy Waters e Howlin Wolf ecc. ecc. ecc.
Diciamo che siamo diventati meno casinisti…
A 17 anni ci divertivamo suonando punk a tutte le ore, ora a 35 facciamo jam di blues al Baitello, ma una rispolverata ai vecchi pezzi punk rock dopo la quinta birretta non guasta mai!

Il genere che proponete, per quanto classico e conosciuto, sembra inusuale nel panorama attuale, per lo meno nella nostra zona. Conoscete altre band simili a voi per sonorità e riferimenti? Oltre a queste ce ne sono altre alle quali vi sentite in qualche modo legati o che vi sentite di consigliare?
Steven: Sì il nostro genere non ha molti esponenti in zona, la prima band nostrana che mi viene in mente e che apprezzo sono gli Scotch di Brescia un’altra sono i Thee Jones Bones. Fuori dall’orticello nostrano mi è “capitato” di sentire dal vivo un tizio esplosivo JD Simo, un tiro pazzesco, mi piace molto, buttate un orecchio se vi capita.
Bargiulì: Band simili a Noi per sonorità e riferimenti? Spero di no, (per loro intendo) No scherzi a parte, effettivamente, chi suona questo genere, specialmente in 3, è dotato di grande tecnica ed abilità. Noi con tutta onestà conosciamo i nostri limiti, per questo fin da subito abbiamo puntato tutto sul groove, sull’emozione e sul divertimento (il nostro in primis.). Se ci divertiamo noi, sono convinto che il pubblico lo nota ed automaticamente si diverte con noi.
Agi: Come diciamo noi è un “Virgolette Style” riadattiamo i pezzi per farli fruttare al meglio in 3, e penso che ci riesca bene. Ci sentiamo molto legati ai “Charlie & the Cats” (purtroppo non suonano più insieme) perché ci è sempre piaciuto il loro approccio nei live, abbinavano alla loro musica il divertimento, non si sono mai presi sul serio anche se tutti e 3 sono dei MUSICISTI di professionisti.

Parlateci dei due album che avete all’attivo. Come sono nati e di cosa parlano i pezzi che li compongono?
Quando ci siamo resi conto di avere un nostro sound lo abbiamo cristallizzato nel primo disco.
Dirty Sound From The Rock raggruppa molti pezzi vecchissimi che avevamo scritto agli albori, li abbiamo rispolverati, e li abbiamo schiaffati dentro.
Le canzoni raccontano vari spaccati di vita, dalle sfighe che perseguitano un ragazzo appassionato di Rock n Roll in “Sick Of Rock n Roll” agli amori lontani in “Faraway Baby”.
Anche nel nostro ultimo lavoro “Let It Beef” sono presenti alcune canzoni, abbozzate ed eseguite live nel periodo 2004/2005 ma poi lasciate decantare… (Straight to Heaven, Dirty Rock, Sento).
Il resto delle canzoni sono nate principalmente dai cazzeggi insala prove, sai, magari mentre il bassista accorda, il batterista parte con un “tum tum pa” la chitarra snocciola 4 accordi e ti sale subito il Rock n Roll nelle ossa, li capisci che sta nascendo un brano buono (almeno per noi).
I testi di “Let It Beef” ci hanno dato un po’ di filo da torcere, non siamo grandi parolieri, ed è anche per questo che ci concentriamo maggiormente sul groove. Sostanzialmente, per buona parte dei testi abbiamo usato la tecnica del “cut up” (conosciuta nel periodo in cui ascoltavano i Nirvana).
Curioso anche il testo di “Riff Master” dedicata al mito Keith Richards… però per sapere cosa dice vi invitiamo a comprare il CD ah ah . . .
Vedrete sarà una sorpresa!

“Dirty Sound From The Rock” lo avete registrato da soli in sala prove mentre le sessioni di “Let It Beef” sono state la vostra prima volta in uno studio di registrazione. Com’è stata questa nuova esperienza?
E’ stata dura! Abbiamo fatto delle sessioni notturne dopo la giornata lavorativa (si abbiamo dei lavori comuni non siamo ancora delle Rock Star), che sono state tostissime.
Poter usufruire di attrezzature ed ambienti professionali ci ha reso seri e determinati a fare un buon prodotto, certo le birrette e le risate non sono mancate, e poi abbiamo capito finalmente l’importanza di mixing e mastering che danno quella sfumatura in più al pezzo; quel calore che ti accarezza il timpano ma ti pettina le orecchie!
Dobbiamo ancora ringraziare il tecnico del Gotama Studio, Pierpaolo Alessi (amico di vecchissima data) per l’atmosfera genuina che si respirava in studio.

A parte le modalità di registrazione, quali sono differenze e quali le analogie tra il primo e il secondo album?
Tra i due dischi il filo conduttore è la semplicità di esecuzione dei brani. Forse, nel secondo, alcune tracce, sono un po’ più strutturate, ma comunque il nostro credo resta sempre “Less is more”. Il modo di registrare è stato lo stesso in entrambi gli album ossia, strumenti in presa diretta per avere quel sapore “live” e poche, pochissime sovra incisioni, con l’unica differenza che in studio gli strumenti erano in cuffia, mentre per Dirty Sound gli ampli erano a manetta nelle stessa stanza (un vero live insomma!)

Parliamo ora del lato grafico: cosa potete dirci dell’artwork di “Let It Beef”?
Notiamo una certa somiglianza con un disco dei nostri miti…. i Rolling Stones!!
In realtà, l’idea è del nostro storico “manager”(no non ci siamo montati la testa, tranquilli) Stefano Girelli, a cui gli saremo sempre riconoscenti in quanto dobbiamo proprio a lui il nostro primo debutto live vero e proprio, nel lontano 2003. Tornando alla copertina, era una sorta di prova, abbozzata per la stampa di un nostro singolo nel 2016, in tiratura limitata solo 4 copie !! (3 per noi e una per lui). Questo suo gentile omaggio ci è talmente piaciuto che appena ci è stato consegnato ci siamo detti :< è una figata pazzesca, appena ci tiriamo insieme e registriamo un altro album sarà la copertina!> così è stato!
Il nome è venuto in seguito, guardando l’hamburger della copertina. Avendo registrato il cd nel novembre 2019 esattamente 50 anni dopo Let It Bleed, con al suo interno una canzone dedicata al “Keef” ci sembrava il titolo più azzeccato, quasi profetico . . .

Progetti per il futuro?
Si, soprattutto live, ad esempio dobbiamo recuperare il “minitour” di promozione di “Let It beef” andato nel cesso dato il “Covid19 Lock Down”(bel titolo per un nuovo pezzo, no?). Siamo pronti a ripartire a tutto volume! Poi volendo essere lungimiranti avremmo in mente di festeggiare il nostro ventesimo anniversario (2022) con amici e gruppi che ci hanno accompagnato dall’inizio di questa avventura organizzando una festa nel prato del “Baitello” con la musica, ovviamente, come protagonista, (GASTE non prendete impegni eh) magari in quell’occasione presenteremo il terzo album?? . . .

Grazie per la chiacchierata ragazzi, ma prima di salutarvi vi lasciamo l’ultima parola, c’è qualcosa che vorreste dire?
Sì, supportate sempre la musica Rock emergente…
Date un occhio ai nostri social.
Andate a vedervi il video del nostro nuovo singolo “Rusty Trombone” eeee comprate il nostro cd….
infine …..
LAVATEVI SPESSO LE MANI !!

Ringraziamo Le Virgolette per questa bella chiacchierata e vi invitiamo a seguirli sulle loro pagine social:
https://www.facebook.com/LeVirgolette/
https://www.instagram.com/le_virgolette_dirty_rock/

HEAD HONCHO Appetite for distraction (2020)

Gli Head Honcho sono un band Hardcore Punk di Seattle, WA – USA attiva dal 2013.
alle spalle hanno due album – “On the wings of a brick” (2013) / “Come Hither” (2016) – e un’attività live che li ha portati a suonare con band come A Wilhelm Scream, La Armada, Ten Foot Pole, Get Dead e che include un tour Europeo che li ha visti su palchi come quello del KNRD Fest (DE) e del Mulino Music Festival (warm up) (IT).
Appetite for Distraction” è il loro nuovo album, uscito in digitale il primo Maggio 2020 e che sarà presto distribuito in vinile e CD da Gasterecords (IT/EU), Snatchee Records (USA) e Lockjaw Records (UK).
Sette pezzi di puro Punk Rock e HC melodico che si concedendo a qualche influenza Metal, dove velocità e volume si coniugano alla perfezione con tecnica e melodia.
Per fan di A Wilhelm Scream, Satanic Surfers, Lagwagon, Propaghandi.

Head Honcho are an Hardcore Punk band from Seattle, WA – USA active since 2013.
They released 2 album – “On the wings of a brick” (2013) / “Come Hither” (2016) – and toured a lot, playing with bands like A Wilhelm Scream, Ten Foot Pole, La Armada, Get Dead and hitting some stage in European Festivals like KNRD Fest (DE) and Mulino Music Festival (IT).
Appetite for distraction” is the their brand new album, out in digital version on May 1st 2020 and soon available on Vinyl and CD by Gasterecords (IT/EU), Snatchee Recdords (USA) and Lockjaw Records (UK).
Seven tracks of pure Punk Rock and Melodic Hardcore with some Metal influences, a perfect mix of speed, loudness, technique and melody.
For fans of: A Wilhelm Scream, Satanic Surfers, Lagwagon, Propaghandi.

Tracklist:
1) But, So It is
2) We Done Stuck Gold Pa!
3) Sweathogg
4) Throne of lies
5) Dudes Of Tunisia
6) Mantooth
7) We approached High

Link:
headhonchomusic.bandcamp.com
facebook.com/headhonchogeorgetown